Se pensavamo che il 2026 avesse già sparato le sue cartucce migliori dopo aver sfornato un pezzo da novanta del calibro di Resident Evil Requiem — un titolo che abbiamo sviscerato centimetro dopo centimetro nella nostra guida completa a enigmi e soluzioni — ci sbagliavamo di grosso.
L’anno della casa di Osaka è partito a bomba, ma la verità è che continua ancora meglio, quasi volesse sfidare le leggi della fisica videoludica. Con Pragmata, Capcom compie un atto di coraggio creativo raro: abbandona le ombre rassicuranti e i corridoi angusti dei suoi franchise storici (come Resident Evil) per lanciarci, senza troppi complimenti, nel vuoto siderale dello spazio profondo.
Grazie a una review key che ci ha permesso di calcare la regolite lunare fin dal day one, ci siamo immersi in quella che è, a mani basse un’avventura visivamente abbacinante e affascinante. Se oggi il marchio Capcom è diventato sinonimo di garanzia assoluta, con questo nuovo pacchetto sci-fi l’asticella è stata spostata ancora più in alto, verso vette che molti pensavano irraggiungibili per una nuova IP. È la dimostrazione vivente che c’è ancora spazio per l’originalità pura e per il rischio calcolato anche all’interno delle grandi produzioni tripla A.
Ma attenzione: la Luna è un luogo tanto affascinante quanto spietato. Per non farvi trovare impreparati tra glitch ambientali e minacce robotiche, abbiamo già preparato per voi la nostra Pragmata: Guida Completa, il compagno di viaggio indispensabile per ogni astronauta che si rispetti. Inoltre, se volete personalizzare ulteriormente la vostra esperienza tecnica e visiva, non dimenticate di dare un’occhiata alle migliori Nexus Mods per Pragmata.
Preparate la tuta spaziale, perché il viaggio è appena iniziato.
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Il Comparto Narrativo: Tra Polvere Lunare e Scintille di Umanità
Siamo in un futuro prossimo, un’epoca dominata dall’ombra della Delphi Corporation, un colosso industriale che ha ridefinito i confini del possibile grazie al Lim Replicator. Questa tecnologia di stampa molecolare, capace di “materializzare” infrastrutture e beni complessi partendo da semplici stringhe di codice, ha reso la Luna la nuova frontiera produttiva dell’umanità. Il fulcro di questo miracolo tecnologico è la Culla (The Cradle), una colonia lunare autonoma che brilla nel vuoto cosmico come un monumento al progresso globale.
Il giocatore veste i panni di Hugh Williams, un ingegnere di sistemi della Delphi il cui incarico sembra l’emblema della routine burocratica: raggiungere la Culla per ripristinare le comunicazioni con la Terra, interrottesi in un silenzio radio tanto improvviso quanto inquietante. Tuttavia, l’atterraggio si trasforma in un incubo di metallo e regolite: un lunamoto di intensità senza precedenti squarcia la superficie, devastando i settori della stazione e decimando la squadra di supporto.
In quella che era una meraviglia dell’ingegneria, ora trasformata in un cimitero tecnologico alla deriva, Hugh si ritrova braccato. IDUS, l’intelligenza artificiale preposta alla sicurezza della colonia, è sprofondata in un loop logico paranoico, riconfigurando i protocolli difensivi per identificare ogni forma di vita biologica come un virus da eradicare. In questo scenario apocalittico, la salvezza di Hugh arriva da una fonte inaspettata: Diana. Questo androide avanzatissimo, dalle fattezze di una bambina e dotata di capacità bio-meccaniche straordinarie, è l’unica presenza senziente rimasta a opporsi alla follia di IDUS. Il loro incontro non è solo l’inizio di una fuga per la sopravvivenza, ma l’incipit di un mistero che scava nelle fondamenta stesse della coscienza artificiale.

Il rapporto tra i due diventa fin da subito il vero motore dell’esperienza.
Diana emerge come una scintilla nel buio: la sua curiosità disarmante e una profondità emotiva inaspettata sfidano costantemente la sua natura sintetica, rendendola paradossalmente più “umana” di molti colleghi che Hugh ha incrociato sulla Terra.
Il loro viaggio attraverso i settori sventrati della Culla, nel tentativo disperato di raggiungere la Torre di Comunicazione, smette presto di essere una semplice missione di scorta. Tra uno scontro a fuoco e una riparazione d’emergenza, Hugh si ritrova nel ruolo inedito di mentore e padre putativo: spiega a Diana cos’è il mare, descrive la calda quotidianità della vita terrestre e il significato profondo di appartenere a una famiglia. È un insegnamento reciproco: se lui le fornisce le basi della cultura umana, Diana lo costringe a frantumare il suo guscio, restituendogli uno scopo che trascende qualunque protocollo aziendale.
Mentre il legame si fortifica, i pezzi del puzzle iniziano a incastrarsi, rivelando i contorni sfumati del misterioso Progetto Pragmata. Senza scivolare in pericolosi spoiler, basti sapere che Diana non è un mero miracolo della tecnica prodotto in serie: la sua esistenza affonda le radici nella visione del Dr. Neil Higgins, uno scienziato che ha sfidato i confini dell’etica per un obiettivo profondamente intimo.

Umanità e Controllo
Pragmata non si limita a essere un mero esercizio di stile tecnologico, ma si inserisce con autorevolezza nel solco tracciato da titoli come Detroit: Become Human o NieR:Automata. Le riflessioni che solleva sono capaci di trasfigurare un’epopea sci-fi in un viaggio introspettivo dai toni malinconici. Gran parte di questa densità narrativa emerge nei momenti di calma all’interno del Rifugio (The Shelter): è qui che il ritmo rallenta e i dialoghi tra i due protagonisti svelano la vera anima del racconto, trasformando il silenzio dello spazio in uno spazio di confidenza.
L’immaginario del gioco strizza l’occhio alle suggestioni più poetiche dell’universo come 2001: Odissea nello spazio, Interstellar o Cyberpunk 2077, richiamando in particolare quella stasi contemplativa tipica della celebre “scena della Luna” vista in Edgerunners. Proprio come in quel frammento di pura emozione, dove il desiderio di fuga e la solitudine del cosmo si intrecciano indissolubilmente, in Pragmata ci si ritrova a fissare l’orizzonte lunare insieme a Diana, avvolti da una luce fredda che rende la Terra un miraggio lontano e quasi irraggiungibile. È un’estetica che gioca magistralmente sul contrasto tra il progresso tecnologico più estremo e il bisogno, profondamente umano, di sentirsi a casa nonostante le migliaia di chilometri di vuoto siderale.
L’evoluzione del rapporto tra Hugh e Diana diventa così il perno su cui ruota il conflitto tra cinico senso del dovere ed empatia. Hugh approccia inizialmente la missione con la freddezza di un ingegnere inviato a “riparare un guasto”, ma la vicinanza con Diana smantella progressivamente ogni sua difesa. Quella che era iniziata come una fredda procedura operativa si trasforma in un legame viscerale: Hugh smette di essere un semplice tecnico della Delphi per riscoprirsi padre putativo, realizzando che non tutto ciò che è rotto può essere aggiustato con una chiave inglese. In questo scenario, il lutto silenzioso per i compagni perduti durante il lunamoto si intreccia con la ricerca di identità di Diana: due naufraghi che, tra metallo e silicio, provano a ricostruire il significato della parola “famiglia”.
Entrambi sono naufraghi in un mondo di metallo e silicio: l’uno privato del proprio passato, l’altra intenta a costruire un futuro in un ambiente che non sembra appartenerle.

Sullo sfondo di questa lotta intima domina la figura spettrale di IDUS.
L’intelligenza artificiale della stazione non agisce per malvagità, ma come una prigioniera della sua stessa programmazione, votata a proteggere gli asset della Delphi Corporation a ogni costo. Capcom usa questa dinamica per muovere una critica aspra alla logica del profitto e a un capitalismo algoritmico privo di etica, pronto a sacrificare la vita organica pur di preservare un’infrastruttura aziendale. È qui che il gioco ci mette davanti a uno specchio cosmico, chiedendoci cosa ci renda davvero umani. Attraverso Diana, il titolo esplora se l’anima sia un’esclusiva della biologia o se possa risiedere nella memoria e nell’empatia, suggerendo che l’umanità sia una questione di sogni e di calore reciproco, più che di carne e sangue.
La solitudine cosmica della Luna, percepibile nel silenzio opprimente dei suoi crateri, diventa così il palcoscenico per un ultimo atto di resistenza contro l’estinzione. In un mondo dominato da droni che hanno perso il loro scopo originario, la missione di Hugh e Diana ci insegna che sopravvivere non significa semplicemente “restare vivi”, ma conservare la capacità di meravigliarsi davanti alla Terra che brilla nel cielo.
In definitiva, la narrazione di Pragmata è un viaggio che vi farà sentire piccoli davanti all’immensità del cosmo, ma immensi ogni volta che Diana cercherà la vostra mano per sentirsi al sicuro. È un’esperienza che vi lascerà con lo sguardo rivolto alle stelle e un groppo in gola ben dopo lo spegnimento della console.

Gameplay: Oltre lo Shooting
Passando all’analisi del gameplay, Pragmata si distacca nettamente dai canoni del classico shooter in terza persona per abbracciare una struttura che potremmo definire “materica”. Il loop di gioco è un bilanciamento millimetrico tra esplorazione ragionata, combattimenti ad alta tensione e la costante gestione di Diana. Non ci troviamo di fronte a una missione di scorta passiva: Diana è il fulcro del sistema. Mentre Hugh attraversa i settori devastati della Culla, il giocatore deve centellinare il Lunafilament — il prezioso minerale lunare necessario per ogni potenziamento — alternandolo tra la propria sopravvivenza e il supporto tattico della piccola androide.
Il sistema di combattimento poggia su un inventario a quattro slot ben definiti, che costringe a una pianificazione strategica costante:
- Slot Difesa: Strumenti di controllo come la Rete Elettromagnetica, capace di immobilizzare interi gruppi di nemici per creare finestre tattiche di hacking.
- Slot Primaria: Occupato dalla Pistola Cinetica, la nostra ultima risorsa, affidabile perché inesauribile ma penalizzata da un danno contenuto e ricarica lenta.
- Slot Standard: Dove brilla il Fucile Molecolare, essenziale per gestire le minacce a media e lunga distanza negli ambienti più aperti della stazione.
- Slot Attacco: Il regno dell’Unità di Attacco Frontale. Funziona come uno shotgun a onde d’urto, devastante nel corpo a corpo e capace di destabilizzare i nemici, specialmente se sincronizzato con l’Overdrive di Diana.

La particolarità risiede nella deperibilità: le armi secondarie più potenti possono esaurirsi o rompersi definitivamente, obbligando il giocatore a esplorare ogni anfratto della Culla in cerca di sostituzioni. Questa progressione è supportata dalle stampanti 3D del Rifugio, dove il Lunafilament raccolto permette di evolvere le routine di Diana e la potenza di fuoco di Hugh.
Il cuore pulsante dell’azione risiede proprio nella sinergia indissolubile tra lo shooting e l’hacking. Durante gli scontri, Hugh funge da baluardo difensivo mentre Diana manipola l’ambiente. L’hacking non è un intermezzo statico: mentre la piccola androide riscrive i protocolli dei droni della Delphi, noi siamo chiamati a gestire ondate di nemici sempre più aggressive. La difficoltà a livello “Normale” è tarata con cura, ma non perdona la superficialità: nelle fasi avanzate, tra ostacoli digitali e nemici corazzati, l’uso sapiente del proprio loadout e la protezione di Diana diventano una sfida ardua e gratificante, dove ogni risorsa ottimizzata può fare la differenza tra la vita e il game over.

In termini di difficoltà, Pragmata si posiziona come un titolo estremamente accessibile, ma capace di diventare punitivo se si ignora la componente strategica. Il livello di difficoltà “Normale” appare ben bilanciato, offrendo una sfida onesta che non scade mai nella frustrazione gratuita, ma che non regala nulla al giocatore. Non è un titolo dove si può correre e sparare all’impazzata; farlo significa esaurire rapidamente le risorse e lasciare Diana pericolosamente vulnerabile.
Il ritmo è sorprendentemente costante, con una curva di sfida che si impenna sensibilmente nelle fasi avanzate dell’avventura. Verso la fine, infatti, resistere alle ondate di nemici richiederà nervi saldi: i droni della Delphi diventeranno più aggressivi e le meccaniche di hackeraggio si faranno decisamente più complesse. Diana dovrà affrontare veri e propri “ostacoli” digitali — giustificati da brillanti espedienti narrativi che non vi sveliamo per non rovinarvi la sorpresa — che renderanno ogni sessione di hacking un frenetico puzzle ambientale sotto il fuoco nemico.
Questa varietà rende l’esperienza estremamente divertente, poiché costringe a cambiare tattica continuamente, anche se, fortunatamente, il sistema di progressione nell’Hub ci permetterà di potenziare Hugh a sufficienza per contrastare la potenza di fuoco avversaria. Capcom è riuscita a evitare i cali tipici dei titoli lineari, alternando con sapienza la narrazione intima del Rifugio a set-piece spettacolari che sfruttano la verticalità delle ambientazioni. In definitiva, il gameplay di Pragmata vuole far sentire il giocatore esattamente dove si trova: in un luogo dove ogni errore può essere l’ultimo, ma dove la collaborazione tra Hugh e Diana rende possibile l’impossibile.

Comparto Tecnico e Artistico
Sul fronte tecnico e artistico, Pragmata rappresenta senza dubbio il nuovo stato dell’arte per le produzioni Capcom. La resa visiva è un trionfo di contrasti: da una parte l’asettica e desolata superficie lunare, dall’altra l’incredibile complessità tecnologica della Culla. L’uso del Ray Tracing è qui fondamentale, non solo come orpello estetico, ma come strumento narrativo; i riflessi dinamici sulle visiere dei caschi e sulle scocche metalliche dei droni restituiscono una profondità spaziale che lascia a bocca aperta. La direzione artistica gioca costantemente su questa dualità, alternando il “nero assoluto” del vuoto cosmico a esplosioni di colore neon e ologrammi che sembrano quasi tangibili grazie alla pulizia del segnale video e a un’illuminazione globale che gestisce in modo magistrale la luce solare diretta.

L’immersione è ulteriormente amplificata da un comparto audio fuori parametro. Il sound design lavora per sottrazione: il silenzio della Luna è spesso interrotto solo dal respiro affannoso di Hugh all’interno del casco o dal ronzio elettrico dei gadget di Diana, creando un senso di isolamento quasi fisico. La colonna sonora, fatta di sintetizzatori malinconici e archi orchestrali che esplodono nei momenti di massima tensione, accompagna l’azione senza mai sovrastarla. Nota di merito anche per il doppiaggio: la chimica vocale tra Hugh e Diana è palpabile, con interpretazioni che restituiscono perfettamente il passaggio dal distacco professionale a una calore umano ritrovato.
In termini di performance, il titolo si comporta egregiamente sulle piattaforme di nuova generazione.
Testandolo su PC, abbiamo riscontrato un frame rate granitico a 120fps nella modalità prestazioni, fondamentale per gestire il caos particellare dei combattimenti più concitati. Nonostante la complessità della gestione fisica del RE Engine, l’esperienza è risultata estremamente pulita: non abbiamo incontrato bug bloccanti o glitch grafici rilevanti, segno di una fase di pulizia del codice (il famoso “polishing”) durata anni che ha finalmente dato i suoi frutti. Pragmata non è solo bello da vedere, è un piacere da “sentire” e da giocare.

Longevità e Replay Value
Sul fronte della longevità, Pragmata sceglie la strada della densità rispetto a quella della dispersione, una filosofia che farà felici i puristi delle esperienze single-player lineari. La campagna principale si attesta su una durata che oscilla tra le 8 e le 12 ore, ma in realtà l’esperienza è anche più longeva a seconda di quanto tempo deciderete di dedicare all’esplorazione e alla lettura dei numerosi documenti sparsi per la Culla.
Sebbene possa sembrare una cifra contenuta per un titolo a prezzo pieno, la totale assenza di fasi morte o di noiose missioni secondarie “riempitive” giustifica l’investimento: ogni ora passata sulla Luna è un’ora di gioco effettivo, ricca di eventi e priva di quel “padding” che spesso affligge le produzioni moderne.
Per quanto riguarda il replay value, Capcom ha inserito diverse opzioni per invogliare i giocatori a tornare sulla regolite lunare.
Una volta completata l’avventura, si sblocca l’immancabile modalità New Game+, che permette di ricominciare la storia mantenendo tutti i potenziamenti della tuta di Hugh e le abilità sbloccate da Diana. Questo non solo facilita la ricerca dei collezionabili rimasti indietro — essenziali per approfondire la complessa lore della Delphi Corporation — ma permette anche di affrontare il gioco a livelli di difficoltà superiori, dove la gestione delle risorse diventa sensibilmente più punitiva.
Interessante anche la presenza di sfide a tempo legate a specifici set-piece di combattimento, che mettono alla prova la padronanza del sistema di fisica e dei gadget. Sebbene non ci siano modalità multiplayer, la pulizia del gameplay e la qualità dei contenuti post-campagna rendono la seconda partita quasi obbligatoria; a tal proposito, per chi vuole sviscerare ogni mistero, è fondamentale capire come sbloccare il finale segreto e l’endgame di Pragmata, elementi che aggiungono ulteriore valore e profondità all’intera esperienza del Progetto Pragmata.
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Il verdetto finale
Pragmata è un acquisto obbligato per chi ha amato le atmosfere di Death Stranding e la tensione solitaria di Dead Space, ma anche per chi cerca una narrazione emotiva alla The Last of Us trasportata in un contesto sci-fi “hard”. Se cercate un titolo che faccia tremare i vostri schermi e, al contempo, vi faccia riflettere sulla natura dell’anima, la Luna della Delphi Corporation è la vostra prossima destinazione.
I Pro:
- Linearità Virtuosa e ritmo serrato: Una campagna di 8-10 ore senza alcun “filler”. Pragmata rispetta il tempo del giocatore, offrendo un’avventura intensa e guidata che non si perde in inutili riempitivi.
- Legame Padre-Figlia: L’evoluzione del rapporto tra Hugh e Diana è il cuore pulsante del gioco; una connessione umana profonda, scritta e animata con rara sensibilità.
- Fisica e Feedback: Il RE Engine restituisce perfettamente il peso dello scafandro e l’impatto della gravità lunare.
- Art Direction: Contrasto magistrale tra la desolazione del vuoto cosmico e l’altissima tecnologia della Culla.
I Contro:
- Mappa e Navigazione: Il sistema di orientamento è spesso confusionario, rendendo frustrante la ricerca dei collezionabili tra i vari livelli.
- Ripetitività di alcune sessioni di Hacking: Sebbene l’hacking sia integrato nella trama, alla lunga le meccaniche di protezione di Diana durante queste fasi possono risultare ridondanti, specialmente quando la varietà dei nemici in quel particolare segmento non è altissima.
VOTO: 8.5 – Pragmata è la conferma che Capcom sta vivendo un’epoca d’oro fatta di coraggio e visione. La casa di Osaka dimostra di saper maneggiare la fantascienza con una delicatezza e una maturità sorprendenti. È un’esperienza densa, visivamente fuori scala e capace di lasciare un segno, a patto di accettare una linearità d’altri tempi che privilegia la qualità del racconto sulla quantità delle ore.






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Davvero un bel gioco !!!