Non avrei mai pensato che un gioco di corse come Screamer potesse catturarmi così tanto, specialmente perché — lo ammetto — non sono esattamente un’appassionata di motori.
Eppure, l’ultima fatica di Milestone, disponibile dal 26 marzo 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X/S, è riuscita in un’impresa non da poco: trasformare un genere spesso considerato “di nicchia” in un’esperienza narrativa travolgente che sembra uscita direttamente da un anime di alto livello. In realtà, la qualità dello studio milanese non è una novità per me: già Ride 6 mi aveva piacevolmente sorpresa, sebbene all’epoca avessi preferito lasciare la recensione a Sakura che è decisamente più esperta di me in materia di simulazioni.
So di essere un po’ in ritardo con questa analisi rispetto all’uscita ufficiale, ma ho potuto mettere mano al titolo solo recentemente e, lo ammetto, mi ci sono letteralmente infognata, perdendo il senso del tempo tra una sfida e l’altra!
Un inizio in salita, ma che soddisfazione!
Diciamocelo subito: Screamer non è una passeggiata. All’inizio l’impatto è quasi spiazzante e la difficoltà si fa sentire tutta; il sistema di controllo è profondo e richiede una precisione che non ti aspetti da un titolo con questo stile. Si vede che Milestone ha saputo unire la sua attuale maestria nelle simulazioni con lo spirito arcade delle sue origini (quando ancora si chiamavano Graffiti): i comandi sono reattivi, ma bisogna capire bene come affrontare le traiettorie e gestire i pesi.
Tuttavia, la curva di apprendimento è gestita in modo magistrale attraverso la Modalità Torneo. Invece dei soliti tutorial asettici e noiosi, il gioco ti insegna le meccaniche — dalle derapate controllate con lo stick destro fino all’uso tattico dei boost — mentre sei immersa in una trama “coatta”, simpatica e sopra le righe. È proprio questo mix a fare la differenza: la voglia di scoprire cosa succederà nel prossimo capitolo o quale assurdità dirà il prossimo rivale ti spinge a non mollare e a migliorare gara dopo gara.
Più di una semplice corsa: Screamer è un Anime interattivo
La vera sorpresa, però, è la componente Story Driven. Se di solito nei giochi di corse la trama è solo un timido contorno, in Screamer diventa il cuore pulsante dell’intera esperienza. La sensazione è quella di trovarsi dentro un anime d’autore degli anni ’90, ma con un ritmo moderno e una cura per i dettagli davvero rara per il genere. Il cast è semplicemente memorabile: ci sono 15 piloti divisi in team che sembrano usciti da un sogno febbrile, spaziando da mercenari in cerca di vendetta e multinazionali sinistre fino ad arrivare, incredibilmente, a delle band K-pop.
A rendere tutto più immersivo c’è un doppiaggio d’eccellenza, con star del calibro di Troy Baker, e la scelta coraggiosa di far parlare ogni personaggio nella propria lingua madre, valorizzando al massimo le performance originali. In tutto questo caos metallico, è impossibile non citare il tocco di cuore che mi ha fatto adorare il mondo di gioco: Gage, il meccanico, e il suo inseparabile Corgi. Questo “cagnotto” è diventato subito il mio idolo personale, portando una nota di simpatia irresistibile tra un motore truccato e l’altro.
Geniale, infine, l’introduzione dell’Echo System. Non è il solito tasto per riavvolgere il tempo messo lì senza spiegazioni, ma un espediente narrativo che giustifica sia il “rewind” in caso di incidente che l’uso delle abilità speciali. È un modo brillantissimo per eliminare quella fastidiosa sensazione di distacco tra la storia raccontata nelle scene d’intermezzo e l’azione pura in pista, rendendo ogni meccanica di gameplay parte integrante del racconto.

Gameplay: un “picchiaduro” su quattro ruote
Una volta scesi in pista, ci si rende conto che Screamer è molto più di un semplice racing: è quasi un ibrido tra un Hero Shooter e un picchiaduro, dove la velocità è solo una parte dell’equazione. La gestione della macchina è affidata a un sistema tanto fresco quanto tecnico, che delega il controllo totale della derapata allo stick destro. È un approccio che inizialmente richiede un po’ di coordinazione, ma che regala una precisione incredibile e una soddisfazione enorme quando si riesce a pennellare una curva perfetta. Non si tratta solo di guidare pulito, però: il gioco è fisico, “cattivo” e maledettamente divertente grazie alle abilità uniche di ogni pilota.
Tra Strike per mandare fuori strada i rivali, scudi per difendersi dai takedown e l’Overdrive per scatenare una potenza devastante, ogni gara si trasforma in una battaglia tattica. Persino il cambio marcia semiautomatico non è un semplice automatismo, ma diventa parte integrante della strategia: azzeccare il momento giusto per cambiare marcia influisce direttamente sulla carica dei boost, rendendo ogni competizione una sorta di danza ritmica dove il tempismo è tutto. È un mix esplosivo che premia i riflessi ma anche la capacità di leggere la gara, allontanandosi dai canoni dei simulatori seriosi per abbracciare un’anima arcade profonda e carica di adrenalina.
Qualche ombra nel circuito
Nonostante l’entusiasmo, non è tutto perfetto e anche questo torneo ha le sue zone d’ombra. La scrittura, per quanto divertente e frizzante, soffre a volte di alcune incongruenze di tono che lasciano un po’ perplessi. Si passa repentinamente da un’atmosfera cupa e spietata alla “Battle Royale”, dove sembra che i piloti stiano lottando per la sopravvivenza, a momenti quasi da “MasterChef” in cui i rivali iniziano a fare amicizia o a scambiarsi confidenze con una velocità disarmante.
Questi sbalzi di mood possono rompere un po’ l’immersione, così come accade per alcuni obiettivi della campagna che sanno diventare decisamente frustranti. Poiché l’intelligenza artificiale di Screamer è totalmente imprevedibile e non segue script predefiniti, eliminare un pilota specifico o raggiungere un traguardo particolare può trasformarsi in un’impresa caotica. Se il tuo bersaglio decide di guidare come un dio o, al contrario, rimane invischiato nel traffico in fondo al gruppo, vincere la gara e completare la sfida contemporaneamente diventa una questione di fortuna, costringendoti a ripetere lo stesso capitolo più volte di quanto vorresti.

Verdetto Finale
PRO:
- Trama avvincente e personaggi ben caratterizzati.
- Estetica anime curata da Polygon Pictures.
- Estremamente divertente una volta padroneggiati i comandi.
- Accessibile anche a chi non mastica pane e motori.
CONTRO:
- Inizio ripido e a tratti punitivo.
- Qualche sbavatura nella coerenza della sceneggiatura.
- Obiettivi di missione talvolta caotici.
VOTO 8 / 10 – Screamer è un esperimento coraggioso e, per quanto mi riguarda, riuscitissimo. È un ponte perfetto tra il passato arcade degli anni ’90 e la modernità narrativa del 2026. Se cercate un gioco che unisca l’estetica di Akira o Cowboy Bebop alla scarica di adrenalina di un Burnout, questo è il titolo che fa per voi.
E se dopo aver domato i bolidi di Screamer vi venisse voglia di qualcosa di più tecnico, vi consiglio di recuperare la recensione di Ride 6, un altro titolo Milestone che mi aveva colpita molto e che rappresenta l’altra faccia, quella più simulativa, di questo fantastico mondo su due e quattro ruote.


