A volte i videogiochi fanno giri strani. Dopo aver sviscerato l’ultima fatica di DigixArt, curando sia la recensione di Tides of Tomorrow sia la guida walkthrough alla trama, mi è venuta una voglia matta di fare un salto all’indietro.
Volevo recuperare quel famoso cult del 2021 di cui tutti parlavano, Road 96 (insieme al suo prequel Mile 0), per capire da dove nascessero certe idee dello studio francese. Beh, lasciatemi dire che non solo non sono rimasta delusa, anzi! Ho constatato ancora di più come Tides of Tomorrow non sia decisamente all’altezza del suo predecessore.
Il motivo? Road 96 fa centro su tutta la linea, riuscendo a trasmettere emozioni e una profondità tematica che l’ultimo titolo si sogna soltanto, nonostante una grafica molto più elementare e minimale.
C’è così tanto da esplorare e da scoprire tra le strade di questa avventura che, ve lo anticipo, sono già al lavoro anche sulla guida completa di Road 96 per aiutarvi a sbloccare ogni singola deviazione.
Ma facciamo un passo indietro.
Per chi non lo conoscesse, Road 96 ci catapulta nel pieno di un’estate nostalgica del 1996 a Petria, una nazione fittizia schiacciata da un regime totalitario che si prepara a delle elezioni tesissime. In questo clima opprimente, l’unica speranza per i giovani del paese è la fuga: un viaggio on the road disperato verso il confine nord, a caccia della libertà. Fortemente ispirato alla letteratura della Beat Generation e ai classici film di formazione anni ’90, il gioco ci mette nei panni di una moltitudine di adolescenti senza volto, pronti a tutto pur di superare quel muro. Salite a bordo, inserite la cassetta nello stereo e partiamo: vi spiego perché questo viaggio vi rimarrà dentro molto più di quanto possiate immaginare.

Il confronto diretto: perché Road 96 è nettamente superiore
Avendo approfondito Tides of Tomorrow fino al midollo, saltare su Road 96 è stato un mezzo shock, in senso positivo. È incredibile notare come l’ultimo titolo di DigixArt erediti a piene mani da questo capitolo del 2021, riprendendone meccaniche quasi speculari.
Un esempio lampante? La gestione della sopravvivenza. In Road 96 abbiamo una barra dell’energia e della stamina che si consuma camminando o morendo di fame e sete; in Tides questa è stata semplicemente convertita nella barra della salute per sopravvivere alla Plastemia. Di fatto, la radice del gameplay è identica, ma è tutto il resto a cambiare marcia.

Il vero spartiacque, però, sta in quello che mi piace chiamare “il passo dei predecessori”, ovvero il modo in cui il gioco gestisce l’eredità delle partite precedenti. In Tides of Tomorrow l’idea di base è affascinante: ti muovi seguendo e subendo i passi e le scelte di altri giocatori reali. Sulla carta suona benissimo, ma all’atto pratico? Spesso si traduce in qualcosa di sfilacciato.
In Road 96, invece, questa meccanica funziona infinitamente meglio. Qui non segui gli altri player, ma ripercorri i passi dei ragazzi interpretati precedentemente da te. E l’impatto è reale: le azioni dei tuoi “predecessori” contano per davvero e hanno un peso nettamente superiore sulla diramazione della trama globale. C’è una coerenza narrativa e un’urgenza che in Tides purtroppo si perdono, rendendo ogni tuo fallimento o successo un tassello fondamentale per il destino dell’intera Petria.

Una staffetta procedurale che crea dipendenza (anche in New Game+)
La struttura di Road 96 è un piccolo capolavoro di incastri.
Questa sorta di “staffetta” tra i vari adolescenti senza volto funziona alla perfezione: non appena un ragazzo riesce a superare il confine (o purtroppo fallisce), il testimone passa a un nuovo fuggitivo. Il modo in cui il motore procedurale genera gli eventi in ordine totalmente casuale rende l’avventura incredibilmente fresca e imprevedibile a ogni singola tappa. Non sai mai chi o cosa ti aspetta dietro l’angolo, e questo ti tiene incollata allo schermo dall’inizio alla fine di ogni singola run.
A dare una marcia in più all’intera esperienza c’è una gestione delle risorse tanto semplice quanto spietata. Ti trovi costantemente a dover bilanciare tre elementi: i pochi spiccioli che hai in tasca (fondamentali per pagare un autobus o corrompere qualcuno), l’energia per non crollare a terra per la fame e la stanchezza, e le modalità di viaggio.
Decidi di andare a piedi risparmiando soldi ma distruggendo la stamina? Ti affidi a un autobus sperando di non incrociare la polizia? O rischi il tutto per tutto con l’autostop?

Ogni decisione modella il tuo percorso in modo unico.
Ma il vero colpo di genio, che dimostra quanto il lato roguelite sia stato ben congeniato, è il sistema dei perk permanenti.
Durante i dialoghi o le interazioni con i comprimari, puoi sbloccare abilità speciali come la capacità di scassinare le serrature o di aprire le casseforti. La cosa fantastica è che queste abilità ti rimangono per tutti i ragazzi successivi e rimangono attive persino nel New Game+ (NG+).
Questo elemento è un incentivo pazzesco alla rigiocabilità: ti sprona tantissimo a fare subito una seconda partita per esplorare tutte quelle vie alternative, porte chiuse e opzioni di dialogo che nella prima run ti erano inevitabilmente precluse.

Personaggi e forza emotiva: quando la scrittura supera i pixel
Se la struttura procedurale è lo scheletro di Road 96, i personaggi che incontriamo lungo la strada sono senza dubbio la sua anima. I sette protagonisti chiave – dalla ribelle Zoe al camionista John, passando per i bizzarri rapinatori Stan e Mitch fino all’inquietante Jarod – godono di una caratterizzazione magistrale. Sono scritti così bene, con le loro sfumature, i loro segreti e le loro fragilità, che è letteralmente impossibile rimanere indifferenti: finisci per affezionarti persino a quelli più negativi, ambigui o respingenti, perché il gioco ti costringe a comprenderne il passato e le motivazioni.
È qui che si consuma il vero miracolo di Road 96, soprattutto se paragonato a Tides of Tomorrow.

Nonostante il titolo del 2021 si presenti con una grafica decisamente più elementare, minimale e d’impatto tutt’altro che fotorealistico, riesce a trasmettere molto più calore, emozioni e profondità tematica rispetto al suo successore. Dimostrazione lampante che quando la scrittura è potente, non servono miracoli tecnici per fare centro nel cuore di chi gioca.
Questo legame empatico rende il peso delle nostre scelte quasi insostenibile, trasformando il gameplay in un’esperienza viscerale. Senti davvero l’importanza di ogni singola risposta o azione, perché le conseguenze si riflettono direttamente sulla vita di questi adolescenti. Quando un tentativo di fuga va storto e uno dei ragazzi che stai controllando muore o viene catturato dalla polizia al confine, non ti trovi davanti a un freddo e semplice “Game Over”. È un vero e proprio trauma emotivo, una stretta al cuore che ti porti dietro anche nella run successiva, lasciandoti addosso quel senso di urgenza e di pericolo che solo le grandi storie sanno regalare.

Atmosfera da Route 66 e cassette magnetiche: il fascino (imperfetto) dell’indie
Se c’è una cosa che vi farà letteralmente innamorare di Road 96 fin dai primi minuti, è la sua atmosfera magnetica.
La direzione artistica fa un lavoro straordinario nel catapultarci in un immaginario americano malinconico e suggestivo, chiaramente ispirato alla Route 66.
Vi ritroverete ad attraversare paesaggi mozzafiato, a riposarvi in diner isolati nel nulla o a fare i conti con la solitudine di stazioni di servizio sperdute nel deserto. A impacchettare questa estetica ci pensa quello che considero il vero pilastro dell’esperienza: la colonna sonora. Il viaggio è interamente scandito da brani anni ’90 e sonorità synthwave capaci di dettare il ritmo emotivo di ogni scena.
La chicca di poter collezionare le cassette musicali sparse per il mondo o ricevute in dono dai personaggi non è solo un collezionabile fine a se stesso, ma un elemento fondamentale che amplifica a dismisura l’impatto nostalgico di tutto il tragitto.

Certo, non è tutto perfetto, ed è giusto essere onesti: i compromessi dovuti alla natura indie della produzione si vedono.
Parliamo pur sempre di un titolo sviluppato all’epoca da un team di sole 15 persone.
Questo si traduce in sfumature visive a tratti un po’ spoglie, animazioni dei modelli tridimensionali decisamente legnose e alcuni mini-giochi (come le partite ad air hockey) che risultano farraginosi e poco fluidi nei comandi. Anche l’adattamento italiano soffre di qualche svista, con alcune imperfezioni testuali e traduzioni un po’ grossolane all’interno dei menu e dell’interfaccia.
Eppure, vi assicuro che sono piccolezze su cui si chiude volentieri un occhio, perché l’anima del gioco è così forte da far passare in secondo piano qualsiasi spigolosità tecnica.
Conclusione
Road 96 è la prova lampante di come, a volte, per fare centro non servano budget stratosferici o miracoli tecnici, ma bastino una scrittura potente e un’idea di gameplay solida. Il viaggio verso il confine nord di Petria vi rimarrà sotto la pelle per molto tempo, spingendovi a desiderare di scoprire ogni singolo tassello di questo splendido mosaico procedurale.
PRO
- Il sistema a “staffetta” dei ragazzi funziona alla perfezione e rende ogni run imprevedibile.
- Una caratterizzazione dei personaggi ottima, a cui è impossibile non affezionarsi.
- L’impatto delle decisioni è tangibile e la perdita di un personaggio è un vero trauma emotivo.
- Le cassette anni ’90 e i paesaggi stile Route 66 creano un mood unico.
- I perk permanenti ereditati in NG+ spronano a ricominciare subito il viaggio.
CONTRO
- Animazioni legnose, scenari a tratti spogli e mini-giochi un po’ farraginosi.
- L’adattamento italiano presenta alcune imperfezioni testuali nei menu.
Voto 8/10 – In definitiva, Road 96 non solo non delude le aspettative, ma si conferma un piccolo capolavoro di letteratura di viaggio interattiva. È la dimostrazione di come DigixArt avesse fatto centro al primo colpo, confezionando un’esperienza intima, calda e viscerale, dove ogni bivio pesa come un macigno sul cuore del giocatore. Per quanto mi riguarda, si tratta di un recupero assolutamente obbligatorio per chiunque ami le grandi storie, e in particolar modo per chi è rimasto parzialmente deluso dalle meccaniche più sfilacciate dell’ultimo Tides of Tomorrow. Preparate lo zaino e accendete lo stereo: Petria vi aspetta.

