Quando nel 2020 Ghost Ship Games ha rilasciato Deep Rock Galactic, nessuno avrebbe potuto prevedere che quella bizzarra miscela di nani spaziali, picconi e insetti alieni avrebbe dato vita a una delle community cooperativa più solide, affettuose e protettive del panorama videoludico. Una community cresciuta a pane e “Rock and Stone!”.
Oggi, a sei anni di distanza, lo studio danese ci riprova con uno spin-off che sta già facendo discutere e spaccare il pubblico.
Disponibile in Accesso Anticipato su Steam dal 20 maggio 2026, abbiamo imbracciato nuovamente i nostri fucili per scendere nelle profondità di Hoxxes in Deep Rock Galactic: Rogue Core.
Vi raccontiamo come è andata:
Benvenuti tra gli Incursori: l’oscurità di Hoxxes si fa più stretta
La prima cosa da capire, e lo diciamo chiaramente per evitare i malintesi che stanno piagando le recensioni degli utenti su Steam, è che Rogue Core non è Deep Rock Galactic 2, né una sua espansione. È uno spin-off con una precisa identità “roguelite”.
La lore ci cala in uno scenario d’emergenza: tutti gli impianti minerari di profondità sono improvvisamente andati al buio a causa di una misteriosa “Barriera Oscurante”. Le comunicazioni sono interrotte e la tecnologia standard è inutilizzabile.

È qui che entriamo in gioco noi, i Reclaimers (Incursori), le forze d’élite della compagnia, inviati nei meandri più reconditi e inesplorati del pianeta con il solo piccone in mano. Il nostro obiettivo? Recuperare il controllo, affrontare una nuova e letale stirpe di alieni chiamati Nucleoidi (o Core Spawn) ed estrarre la Sacrifite, un minerale portentoso che permette di improvvisare potenziamenti sul campo.
Il loop di gioco si discosta nettamente dal passato. Dimenticate le build ultra-studiate a inizio partita: qui si parte nudi e crudi. All’inizio di ogni run si sceglie una classe (lo Spotter ci ha già rubato il cuore), un’arma base e un gadget, per poi scendere di livello in livello affrontando orde crescenti. Più si resta all’interno di una mappa, più la pressione aumenta e i nemici si fanno letali, creando una costante e ansiogena dinamica di rischio/ricompensa. Meglio fuggire subito verso il livello successivo o rischiare il tutto per tutto per raccogliere un’ultima risorsa?

Cooperazione o egoismo di squadra? La sfida del Loot
Il gunplay, solido, preciso e appagante come sempre, beneficia di una struttura procedurale delle grotte ben calibrata, che rende difficile perdersi nonostante l’oscurità. Ma la vera novità che ci ha fatto discutere in redazione durante le sessioni coop è il nuovo sistema di bottino.
Ogni volta che si sblocca un potenziamento, il gioco propone cinque opzioni per l’intera squadra, estraendo a sorte l’ordine in cui i giocatori possono scegliere.

Questa meccanica è un’arma a doppio taglio: se giocata con un gruppo affiatato di amici, stimola una pianificazione incredibile per bilanciare le build del team; se giocata con i “random” online, si trasforma rapidamente nella fiera dell’egoismo, dove l’ultimo della fila si ritrova spesso con gli scarti.
C’è poi un problema strutturale intrinseco a questo Early Access: l’impatto dei potenziamenti. Al momento, la maggior parte dei bonus interni alla partita si limita a modifiche incrementali e percentuali (es. +10% danno, +15% velocità di ricarica). Manca ancora quella stravaganza tipica dei migliori roguelite che permette di creare sinergie folli e devastanti. Questo fa sì che, sulla lunga distanza, alcune run tendano a somigliare un po’ troppo a degli sparatutto a corridoio lineari alla Warhammer: Darktide, piuttosto che a un’esperienza imprevedibile.

Spigoli da smussare (e qualche bizzarria)
L’hub di gioco sprizza personalità da tutti i pori, grazie a una palestra funzionante, minigiochi e l’immancabile birreria per rilassarsi a fine turno. Tuttavia, i segni dell’Accesso Anticipato si fanno sentire non appena si scende in trincea.
Il comparto audio è attualmente uno dei punti più deboli: i suoni delle armi mancano del giusto “mordente” e i versi dei nemici appaiono direzionalmente confusi, facendoli sembrare distanti anche quando ve li trovate alle spalle. Anche l’interfaccia di gioco ha bisogno di una revisione urgente: l’assenza dei nomi dei giocatori sopra le teste dei compagni, unita a munizioni estremamente limitate e al fuoco amico sempre attivo, trasforma i combattimenti al buio in un caos in cui è fin troppo facile spararsi addosso per errore.
Infine, una nota di demerito va al tutorial: una simulazione virtuale coperta da un filtro grafico digitale decisamente fastidioso per gli occhi che, purtroppo, non offre un bel biglietto da visita nei primi minuti di gioco.

Conclusione
Deep Rock Galactic: Rogue Core debutta in Accesso Anticipato con il giudizio del pubblico comprensibilmente “Nella media”. C’è chi accusa lo studio di riciclo di asset e chi non digerisce una difficoltà molto più punitiva, stretta e legata a un timer invisibile rispetto al capostipite.
Dal nostro punto di vista, la base d’eccellenza c’è ed è estremamente robusta. Il gameplay diverte, la formula roguelite ha un potenziale immenso e la personalità dei nani di Ghost Ship Games è magnetica come sempre. Gli sviluppatori hanno già pianificato dai 18 ai 24 mesi di sviluppo per rifinire il bilanciamento delle armi, la varietà dei boss e i problemi di interfaccia. Conoscendo la dedizione del team e la loro capacità di ascoltare la community, abbiamo piena fiducia nel progetto. Non è ancora un capolavoro, ma le fondamenta per l’ennesimo successo cooperativo sono già state gettate.
Se amate l’universo di DRG e cercate una sfida più brutale e tattica da condividere con i vostri amici, il biglietto da 29,99€ per Hoxxes vale già la spesa. Se invece cercate un’esperienza rifinita e priva di frustrazioni, vi consigliamo di attendere i primi grandi aggiornamenti della roadmap.


