Shroom & Gloom: Recensione Early Access – Benvenuti nella Grande Tristezza!

Oramai, si sa, il panorama dei roguelike deckbuilder è saturo di formule consolidate, affollato da titoli che tentano invano di raccogliere l’eredità di Slay the Spire limitandosi a timide variazioni sul tema. In un contesto in cui distinguersi è un’impresa titanica, Shroom and Gloom sceglie una strada fieramente personale.

Sviluppato da Team Lazerbeam e pubblicato da Devolver Digital, il titolo approda in Accesso Anticipato su Steam fondando la propria identità su un connubio spiazzante: deckbuilding su doppio binario, visuale in prima persona, esplorazione e una serrata gestione della sopravvivenza.

Dopo averlo testato a lungo, la certezza è quella di trovarsi davanti a un’opera che rifiuta ogni pigrizia di design. Shroom and Gloom è visivamente ipnotico, traboccante di intuizioni brillanti e stratificato ben oltre le apparenze. Questa densità concettuale, tuttavia, presenta il conto: la curva di apprendimento non fa sconti e richiede tempo per essere digerita, dilatando i ritmi e trasformando ogni run in una sfida decisamente più lunga e impegnativa del previsto.

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Un impatto visivo e artistico senza compromessi

La prima cosa che colpisce di Shroom and Gloom è senza dubbio la sua travolgente direzione artistica.

Il gioco prende vita come le pagine di un enorme volume illustrato: ambienti, creature e oggetti sono composti da tavole bidimensionali rigorosamente disegnate a mano, sovrapposte e animate all’interno di uno spazio tridimensionale in prima persona. Muovendosi lungo i corridoi si avverte chiaramente la sensazione materica della carta, con sagome ritagliate e disposte su molteplici livelli di profondità che scivolano via passo dopo passo.

Non si tratta di un mero vezzo estetico. Questa scelta artigianale plasma l’intera identità dell’opera, rendendo immediatamente leggibili e iconiche le silhouette del bestiario fungino. L’immaginario oscilla con equilibrio tra il fiabesco, il grottesco e il disturbante, declinando l’ossessione micotica in ogni dettaglio visivo.

A coronare il colpo d’occhio interviene un comparto sonoro chirurgico e claustrofobico: gli effetti audio conferiscono peso tattile a ogni singola interazione — dallo sfogliare una carta al fendere un nemico —, amplificando la sensazione di addentrarsi in un incubo tangibile, ipnotico e spietato.

Shroom & Gloom: Recensione - Un Viaggio Psichedelico che Ridefinisce il Deckbuilder

Un mondo da esplorare attraverso le carte

La vera rottura rispetto ai canoni classici si palesa pad alla mano. Shroom and Gloom non relega le carte al solo scontro diretto, ma divide il gameplay su due binari paralleli e comunicanti:

  • Mazzo di combattimento: dedicato a fronteggiare le aberrazioni fungine che sbarrano la strada.
  • Mazzo di esplorazione e sopravvivenza: impiegato per interagire con lo scenario, neutralizzare minacce ambientali e gestire i falò.

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Questa impostazione rappresenta l’intuizione più riuscita dell’opera. Il dungeon cessa di essere un mero fondale di raccordo e diventa un puzzle reattivo: carte per scavare (Shovel), rompere ostacoli (Bash), svelare segreti celati nell’ombra (Reveal) o accendere fiamme protettive (Ignite) sono elementi cardine della navigazione.

Lo spazio esplorativo costringe a un calcolo costante costi-benefici. Una singola risorsa può rivelarsi utile nell’immediato per forzare un passaggio, consumarsi per ottenere rifornimenti salvavita o essere conservata per mitigare l’ondata di danno che scatta a ogni ciclo di riposo, trasformando ogni metro percorso in un dilemma tattico.

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I falò sono molto più di semplici punti di riposo

La sosta presso i falò rappresenta uno dei picchi di design più alti dell’intera produzione. Tra uno scontro e l’altro, il dungeon concede tregue apparenti: oasi di decompressione in cui rifiatare, potenziare il grimorio d’attacco e preparare le tappe successive attingendo al mazzo di sopravvivenza.

La profondità del sistema risiede nella natura poliedrica di ciascuna carta, raramente ancorata a un singolo effetto. Una benda, ad esempio, può sanare le ferite dirette o essere sacrificata per riparare una macchinetta del caffè e fare scorta di energia; un accendino può alimentare il fuoco per respingere le ombre o abbrustolire un fungo per ricavarne una razione fortificante. Il dilemma non riguarda mai soltanto quale carta calare, ma in che modo convertirne il potenziale: monetizzare un beneficio immediato risolve l’emergenza, ma preservare uno strumento versatile per un’interazione futura offre dividendi strategici ben più consistenti.

Il riposo, tuttavia, non garantisce mai un porto sicuro. Al termine di ogni turno gestionale possiamo decidere di dormire, ma farlo senza aver bonificato a dovere i dintorni espone a rischi letali: se il falò non produce abbastanza calore o l’oscurità incombe, le aberrazioni in agguato infliggono danni diretti prima del risveglio. Si innesca così una dinamica di rischio-rendimento spietata, in cui l’urgenza di rigenerare risorse si scontra con la necessità di mettere in sicurezza l’accampamento.

Anche sul fronte delle pause, Shroom and Gloom rifiuta la pigrizia delle zone franche, costringendo il giocatore a soppesare ogni singolo secondo speso attorno al fuoco.

Warm, Gloom e l’interconnessione delle risorse

A rendere ancora più stratificata la fase esplorativa intervengono due vettori sistemici fondamentali: il Warmth (il calore) e il Gloom. Il primo funge da vero e proprio cuscinetto protettivo contro le insidie ambientali, indispensabile per mitigare i danni punitivi che scattano a ogni sosta forzata. Il Gloom, di contro, agisce come una sostanza arcana da immagazzinare e raffinare: incanalarlo consente di potenziare in modo permanente gli attacchi o di alimentare abilità oscure dal devastante ritorno tattico.

La forza del design risiede nell’assenza di paratie stagne tra la sopravvivenza nei cunicoli e l’arena dei combattimenti. Le scelte operate durante la perlustrazione modificano direttamente le condizioni con cui ci si presenta al cospetto dei boss e delle creature d’élite.

Si genera così un loop virtuoso e spietato in cui ogni fase sostiene la successiva: esplorazione della mappa, ottimizzazione delle risorse, fortificazione del campeggio, potenziamento del mazzo e risoluzione dello scontro bellico. È proprio questa fitta rete di cause ed effetti a distanziare nettamente Shroom and Gloom dalla formula rigida dei concorrenti, trasformando ogni discesa in una prova di coerenza tattica globale.

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Combattimenti familiari, ma con una filosofia sovversiva

La risoluzione degli scontri è l’ambito che a prima vista suona più familiare per chi mastica pane e deckbuilder. All’interno dell’arena, la mano di carte attinge a un monte energia classico per scandire attacchi, abilità e difese. Eppure, sotto una superficie apparentemente ortodossa, Shroom and Gloom ribalta il dogma difensivo del genere.

Lontano dalla consueta ossessione di azzerare i colpi in arrivo con scudi preventivi, il gioco incoraggia una condotta sfrontata e calcolata: incassare i danni diventa una scelta tattica legittima, a patto di disporre dei mezzi per tamponare l’emorragia nei turni successivi. I punti vita smettono di essere un mero valore da preservare immacolato e si trasformano in una valuta di scambio attiva. Si genera così un attrito costante tra audacia e prudenza, dove spingersi a un passo dal baratro serve spesso a innescare i setup più remunerativi.

In questo scenario di logoramento controllato, la nutrizione si erge a fulcro dell’intera architettura bellica. Funghi spuntati dai resti nemici, manicaretti improvvisati e razioni da campo abbandonano il ruolo di meri strumenti di cura passiva per diventare veri e propri inneschi di combo devastanti.

Banchettare a metà turno attiva una catena di reazioni a cascata: un boccone ripristina la salute, la cura alimenta un surplus di energia, questo surplus sblocca la giocata di carte ad accrescimento e tale crescita garantisce pescate extra, ricominciando il ciclo da capo. È proprio quando il cibo cessa di essere un cerotto d’emergenza e si tramuta nel combustibile di un motore autosufficiente che il gameplay decolla, premiando l’intuizione di chi sa trasformare un umami tossico in una micidiale macchina da guerra.

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La profondità delle build

Shroom and Gloom custodisce una stratificazione tattica che sboccia pienamente solo dopo aver superato l’impatto iniziale. Nelle prime battute la tentazione è quella tipica dei neofiti del genere: raccogliere semplicemente attacchi con valori numerici più alti, scudi più consistenti o cure d’emergenza. Col passare delle run, tuttavia, il gioco svela la sua vera natura punitiva e sinergica, dimostrando che la forza bruta non basta se non è sorretta da un autentico motore di gioco (engine).

Il segreto della sopravvivenza non risiede nell’accumulare singoli pezzi pregiati, ma nel far dialogare tra loro le carte:

  • Catene di conversione: strategie incentrate su cibo e cura smettono di essere passive quando il recupero vitale si trasforma direttamente in scorte di mana e pescaggio supplementare.
  • Crescita esponenziale del danno: carte che aumentano in modo permanente le proprie statistiche a ogni pasto o a ogni colpo letale trasformano scontri d’attrito in prove di forza schiaccianti.
  • Specializzazioni di classe: ogni archetipo introduce leve uniche capaci di stravolgere la valutazione delle ricompense offerte dal dungeon.

In questo contesto, il valore assoluto della singola carta perde di significato. Un’abilità all’apparenza mediocre o persino svantaggiosa può rivelarsi la tessera mancante per rendere un mazzo inarrestabile. Comprendere quale ingranaggio manchi al proprio congegno — e avere il coraggio di rifiutare carte teoricamente forti ma incoerenti con il piano generale — fa la differenza tra una disfatta prematura e una vittoria trionfale.

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La differenziazione degli esploratori: stili e sinergie a confronto

La reale profondità del combat system emerge quando si analizzano le peculiarità dei singoli personaggi giocabili. La schermata iniziale mette subito in chiaro la presenza di classi con approcci marcatamente differenti: accanto a profili ancora avvolti dal mistero come il Concerned Parent — rappresentato da catene e lucchetti —, il cuore dell’esperienza si svela attraverso la dicotomia tra il Paper Boy e la Lunch Lady.

  • Paper Boy e il Food Loop:L’esploratore di partenza rappresenta la dimostrazione più lampante di come assemblare un autentico motore di gioco autosufficiente. Una build imperniata su cibo e cura smette rapidamente di essere una mera linea difensiva non appena entrano in gioco abilità cardine:
    • Cell Overdrive converte ogni istanza di guarigione in scorte preziose di energia e rotazione della mano.
    • Scavenger Blade accumula incrementi di danno permanente a ogni singolo boccone consumato.
    • Vicarious Mace e Fever chiudono il cerchio: la prima capitalizza la crescita delle statistiche delle carte, mentre la seconda premia ogni potenziamento garantendo pescate supplementari.

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In questo scenario, il cibo cessa di essere un semplice tampone per i punti vita: curarsi genera mana, il mana prolunga il turno, mangiare attiva la crescita delle carte, la crescita innesca nuovi pescaggi e le nuove carte forniscono altro cibo per riavviare la sequenza. L’unica vera insidia di questa macchina risiede nel rischio di girare a vuoto, producendo decine di azioni prive di un concreto impatto risolutivo; diventa quindi imperativo innestare un solido payoff offensivo per convertire l’enorme volume di risorse in danno letale.

  • Lunch Lady: tra logoramento metodico e colpo di grazia:Sbloccabile al termine del Forgotten Path, la cuoca adotta una condotta diametralmente opposta, dove la pazienza metodica prevale sul dinamismo esasperato. L’obiettivo primario è edificare un guscio d’attrito prima ancora di pensare ad abbattere l’avversario: carte come Fatten Up consolidano la salute massima e accumulano scorte, consentendo di assorbire l’offensiva nemica senza andare in affanno.

Una volta blindata la tenuta del mazzo, carte come Hot Poker permettono di convertire tutta la stabilità e la crescita accumulate in un unico, devastante colpo di grazia. Forzare immediatamente l’attacco risolutivo nelle prime battute rischia di rendere il grimorio fragile e inconsistente; al contrario, privilegiare la sustain allunga la durata dei combattimenti ma offre un margine d’errore impareggiabile, perdonando pescate sfortunate o turni di gestione subottimali.

Foresight: la bussola tattica che indirizza la run

A consolidare l’architettura strategica interviene il sistema delle Foresight: abilità passive permanenti capaci di orientare in modo irreversibile la traiettoria di una partita. La loro rilevanza non risiede tanto nel valore numerico isolato, quanto nella capacità di saldare i cardini di una strategia già avviata.

Una Foresight sinergica con il Bash trova piena ragion d’essere solo se si fa un uso metodico e frequente dello sfondamento, così come un perk legato alla gestione del cibo o al mantenimento del calore sprigiona il suo potenziale unicamente a supporto del motore corretto. Si delinea così una regola aurea del deckbuilding: la scelta ottimale non ricade quasi mai sulla passiva singolarmente più appetibile, bensì su quella che asseconda l’identità che la run ha già abbracciato. Questo costante allineamento tra ricompense e direzione dell’archetipo rende l’impalcatura ludica profonda, rigorosa e priva di automatismi.

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L’illusione dell’ibridazione: il rischio di disperdere il mazzo

La vastità delle sinergie a disposizione nasconde tuttavia un’insidia letale. Dinanzi a ricompense allettanti è facile cedere alla tentazione di imbastire un secondo archetipo prima ancora di aver reso autosufficiente il primo.

Sebbene una minima sovrapposizione di carte di supporto sia fisiologica, assemblare due strategie parallele che richiedono entrambe numerosi pezzi per ingranare — come tentare di forzare contemporaneamente un Food Loop ad alta frequenza e un assetto difensivo basato su colpi lenti e isolati — finisce quasi sempre per sabotare il grimorio. La punizione si manifesta con mani frammentate, dove si pesca costantemente la metà di un motore senza possedere le risorse per innescare l’altra. Una delle lezioni più severe impartite da Shroom and Gloom è proprio questa: un congegno focalizzato e rifinito vince sempre su due cantieri aperti lasciati a metà.

Una complessità che richiede tempo e dedizione

Questo livello di stratificazione rappresenta il vero spartiacque di Shroom and Gloom. L’illusione iniziale di un’esperienza accessibile cede rapidamente il passo a una fitta trama di interazioni tra carte, calore (Warmth), Gloom, campeggi, cibo e Foresight. Se per i cultori della tattica più cerebrale questa densità è un pregio assoluto, dall’altro lato impone run lunghe e un ritmo che esige pazienza. Personalmente, prediligendo un passo più immediato, ho trovato la gestione matematica persino più gravosa rispetto agli standard di Slay the Spire: il titolo non fa sconti e richiede dedizione per essere assimilato appieno.

Proprio per via di una simile profondità, un singolo articolo non basta a esaurire l’argomento: a questa recensione affiancherò presto una guida strategica dedicata alle build, nella quale analizzerò nel dettaglio le sinergie tra cibo e cure, le opzioni avanzate della Lunch Lady e l’impatto determinante delle Foresight.

Il parallelo con il capolavoro di Mega Crit Games resta fisiologico, ma fermarsi a un confronto diretto sarebbe riduttivo. Shroom and Gloom affonda le radici nella medesima matrice roguelike, ma la prospettiva in prima persona, la meccanica del doppio mazzo e la manipolazione costante dello scenario gli conferiscono una voce fiera e indipendente, capace di smarcarsi con decisione dai binari più ortodossi del genere.

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La tenuta dell’Accesso Anticipato

Trattandosi di un titolo ancora in Early Access, occorre contestualizzare alcune spigolosità: la leggibilità di certi passaggi richiede un pizzico di assuefazione e non mancano piccole anomalie marginali — come un achievement sbloccatosi in anticipo rispetto alla reale azione a schermo —, fisiologiche per un progetto in piena evoluzione.

Al netto di ciò, la produzione è lontana dall’essere una semplice bozza sperimentale. Con molteplici percorsi, classi sbloccabili, decine di carte da scoprire e una progressione persistente che premia costantemente il giocatore anche dopo una disfatta, l’impalcatura di partenza si dimostra solida, matura e con le idee perfettamente chiare sul futuro della versione 1.0.

Super Consigliato!

Shroom and Gloom è un roguelike deckbuilder originale e visivamente magnetico, capace di distinguersi grazie al doppio deck, all’esplorazione e a una gestione della sopravvivenza profonda. La curva di apprendimento e la durata delle run richiedono dedizione, ma la ricchezza dei sistemi e l’ottima direzione artistica ne fanno un’esperienza solida già in Accesso Anticipato.

✓ PRO

  • Direzione artistica originale e ottima integrazione tra 2D e 3D
  • Sound design molto curato
  • Sistema di doppio deck con carte dai molteplici utilizzi
  • Esplorazione, combattimento e costruzione delle build ben integrate
  • Sistema di campeggio particolarmente riuscito
  • Food, healing e Foresight aggiungono profondità strategica
  • Buona varietà di classi, archetipi e carte sbloccabili
  • Elevato potenziale di rigiocabilità e sperimentazione

✗ CONTRO

  • Curva di apprendimento piuttosto ripida
  • Le run possono diventare molto lunghe
  • Alcuni elementi necessitano ancora di rifinitura in Early Access
  • La mancanza dell’italiano può rendere meno immediata la comprensione di carte e meccaniche

About The Author

Shroom and Gloom

Description: Recensione di Shroom and Gloom in Accesso Anticipato: il roguelike deckbuilder in prima persona con doppio mazzo e grafica artigianale disegnata a mano.

Brand di prodotto: Devolver Digital

Valuta del prodotto: EUR

Prezzo del prodotto: 14.99

Prezzo valido fino a: 2027-12-31

Prodotto in magazzino: InStock

Valutazione dell'editor
4

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