Nella maggior parte dei videogiochi di ruolo, vedere il proprio gruppo cadere fino all’ultimo uomo equivale a una schermata di Game Over: un errore da correggere ricaricando l’ultimo salvataggio. In Sandwalkers, invece, il fallimento fa parte del percorso e può persino rivelarsi utile. Un principio interessante, almeno finché non ci si ritrova a chiedersi se la carovana stia imparando dai propri errori o se siamo noi a ripetere sempre le stesse operazioni.
Sviluppato da Goblinz Studio, questo roguelike di esplorazione a turni ci mette alla guida di una carovana incaricata di attraversare un mondo ostile, raccogliere risorse e trasmettere le conoscenze acquisite alle spedizioni successive. Tra pianificazione, gestione delle provviste e combattimenti tattici, l’obiettivo non è semplicemente raggiungere una destinazione, ma contribuire a una missione che supera il destino dei singoli personaggi. Un’idea promettente, che deve però fare i conti con un ritmo non sempre brillante.
Uwando e il caos del Phithi
Lo scenario dell’avventura è Uwando, un mondo reso inospitale dal Phithi, un caos meteorologico che mantiene isolate le diverse tribù e rende quasi impossibile vivere al di fuori dei rifugi. Ogni dieci anni, la tribù Mka invia carovane di avventurieri nelle terre selvagge per ristabilire rapporti diplomatici e commerciali, esplorare e riconquistare territori minacciati da mostri e pirati e, soprattutto, fondare una nuova città-albero che possa diventare un rifugio per il proprio popolo e i suoi alleati.
Al centro della missione c’è anche il destino dell’Albero Madre Umama, che gli Mka sperano di ritrovare e riportare in vita. La cornice narrativa dà un senso alla ripetizione delle spedizioni: ogni viaggio contribuisce al futuro della comunità, anche quando gli avventurieri non riescono a raggiungere tutti i propri obiettivi.
L’ambientazione ha una premessa interessante e offre una motivazione concreta per esplorare, raccogliere informazioni e stringere alleanze. Non aspettatevi, però, un’avventura nella quale la storia vi trascina continuamente da una rivelazione all’altra. In Sandwalkers, il racconto fa soprattutto da cornice a un’esperienza incentrata sulle meccaniche, sulla pianificazione e sulla capacità di sopravvivere.

Gestire la carovana tra imprevisti e scelte
Il cuore di Sandwalkers è l’esplorazione di una mappa composta da caselle esagonali, attraverso territori e ambienti differenti. La generazione procedurale contribuisce a variare le spedizioni, mentre la scoperta di nuovi luoghi, le risorse disponibili e gli incontri richiedono di adattare continuamente il proprio approccio.
Ogni spostamento va ponderato anche in funzione del terreno attraversato e delle provviste disponibili. Il cibo è particolarmente importante: esaurire le scorte può mettere a rischio la salute dei componenti della carovana e compromettere il viaggio. Non basta quindi puntare verso il punto d’interesse più vicino e sperare che tutto vada bene. Occorre valutare distanze, risorse e possibilità di recuperare ciò che serve prima che la situazione precipiti.
Sulla carta, è un sistema che premia la pianificazione. Nella pratica, può trasformare anche una semplice deviazione in un piccolo esercizio di contabilità. Volete esplorare un’altra zona? Benissimo, ma prima controllate le provviste, valutate il percorso e assicuratevi di non star sacrificando la spedizione per qualche risorsa aggiuntiva. L’avventura chiama, il magazzino presenta il conto.
A complicare ulteriormente le cose interviene il sistema climatico. Tempeste di sabbia, ondate di calore e piogge acide influenzano gli spostamenti e la difficoltà degli scontri, rendendo il meteo un fattore da considerare durante ogni spedizione. Il Phithi non è soltanto una scelta estetica: contribuisce a rendere il mondo ostile e impone di adattarsi alle condizioni incontrate.
Anche gli incontri offrono diverse possibilità. Possiamo soccorrere rifugiati, cercare alleati, addomesticare creature ostili oppure ricorrere alla forza e al saccheggio per procurarci risorse. Le decisioni possono avere conseguenze a breve e lungo termine, aggiungendo un livello strategico alle traversate.
Questa libertà contribuisce a dare carattere all’esplorazione, ma non elimina il problema del ritmo. Quando la gestione delle risorse e la necessità di procedere con cautela occupano troppo spazio, il viaggio rischia di assomigliare più a una lunga lista di controlli che a una spedizione avventurosa. Sopravvivere è importante, naturalmente, ma anche divertirsi durante il tragitto non guasterebbe.

Scacchi nel deserto: il sistema di combattimento
All’inizio della spedizione possiamo reclutare quattro personaggi, ciascuno dotato di un compito e di abilità specifiche. La composizione della squadra è fondamentale per affrontare le minacce incontrate lungo il percorso, perché non tutte le situazioni possono essere risolte affidandosi semplicemente alla forza bruta.
Il combattimento a turni richiede attenzione al posizionamento, alla gestione degli scudi e agli effetti elementali. Sfruttare le debolezze degli avversari e scegliere le abilità più efficaci può fare la differenza, soprattutto quando le condizioni della carovana non sono delle migliori.
Un ruolo importante è affidato anche alla Speranza, legata alla fiducia dei viaggiatori nella propria missione. Mantenerla alta è fondamentale per affrontare le battaglie nelle condizioni migliori, mentre gli eventi incontrati durante l’esplorazione possono influire sul morale della spedizione.
A questo si aggiunge il rischio delle imboscate, che cresce durante l’esplorazione. Soffermarsi troppo a lungo senza considerare le conseguenze può quindi rendere il viaggio più pericoloso. Anche in questo caso, il gioco cerca di mettere il giocatore davanti a un compromesso: continuare a esplorare per ottenere nuove risorse oppure procedere verso l’obiettivo prima che i rischi diventino eccessivi.
Il sistema offre diversi spunti strategici, ma sulla lunga distanza può mostrare il fianco a una certa ripetitività. La necessità di affrontare numerosi incontri durante l’esplorazione rischia di appesantire le sessioni più lunghe, soprattutto quando le battaglie iniziano a sembrare più un pedaggio da pagare per proseguire che un ostacolo capace di sorprendere.
La componente tattica può quindi risultare soddisfacente per chi ama studiare le abilità e pianificare le mosse, ma il ritmo non sempre aiuta a mantenere alta l’attenzione. Quando si comincia a desiderare che gli avversari si facciano da parte per lasciarci continuare il viaggio, forse qualche incontro in meno non avrebbe fatto male.

La memoria come strumento di progressione
Uno degli aspetti più interessanti di Sandwalkers è il modo in cui collega le meccaniche roguelike al tema dell’eredità collettiva. Il fallimento di una carovana non comporta necessariamente la perdita di tutto il lavoro svolto: le memorie raccolte durante il viaggio vengono trasmesse alla capitale attraverso le cristallosfere trasportate da scarabei viaggiatori.
Le informazioni recuperate alimentano la progressione e permettono di ampliare le possibilità delle spedizioni successive. Ogni tentativo può quindi contribuire alla missione generale, anche quando gli avventurieri non riescono a raggiungere la propria destinazione.
È una soluzione coerente con la premessa narrativa. La sconfitta non rappresenta soltanto una punizione, ma diventa un’occasione per imparare qualcosa che potrà essere utile a chi partirà dopo. Il gioco riesce così a dare un significato al fallimento, evitando che ogni spedizione debba necessariamente concludersi con un successo per risultare utile.
Il problema è che un sistema di progressione ben concepito non rende automaticamente piacevole ogni fase del percorso. La necessità di ripetere le spedizioni, raccogliere informazioni e consolidare gradualmente i progressi richiede tempo. Quando il ciclo funziona, la voglia di riprovare nasce dalla curiosità di scoprire fin dove si possa arrivare. Quando invece prevale la ripetizione delle stesse attività, il rischio è quello di ritrovarsi a lavorare per la prossima carovana più che a godersi quella attuale.
Il fallimento, insomma, può essere un ottimo insegnante. Ma non serve che il gioco ci faccia ripetere la lezione così tante volte da impararla a memoria anche noi.

Una pixel art dal carattere particolare
Sul piano visivo, Sandwalkers adotta uno stile pixel art che contribuisce a definire l’identità del suo universo fantasy. Le ambientazioni, le creature e i personaggi accompagnano un viaggio attraverso territori ostili, nei quali la natura rappresenta tanto una risorsa quanto una minaccia.
La direzione artistica è coerente con l’impostazione dell’avventura e contribuisce a distinguere il mondo di gioco senza ricorrere a una rappresentazione realistica. Il comparto visivo sostiene l’atmosfera delle spedizioni e accompagna la scoperta di nuovi luoghi, pur lasciando alle meccaniche il ruolo principale nell’esperienza.
Non è però sufficiente una buona identità visiva per compensare eventuali limiti nel ritmo. In un gioco nel quale si trascorre molto tempo a esplorare, gestire le provviste e affrontare combattimenti, anche la varietà delle situazioni e la capacità di mantenere vivo l’interesse hanno un peso determinante.
Da considerare anche la lingua: Sandwalkers non supporta ufficialmente l’italiano. Chi non ha familiarità con le lingue disponibili potrebbe incontrare difficoltà nel comprendere le descrizioni e le informazioni necessarie per pianificare le spedizioni.
Conclusioni
Sandwalkers parte da un’idea interessante: trasformare il fallimento in uno strumento di progressione, dando valore alle conoscenze raccolte e al contributo di ogni carovana. La gestione delle provviste, le condizioni climatiche e le possibilità di interazione con il mondo di Uwando rendono l’esplorazione una sfida di pianificazione, mentre il combattimento a turni aggiunge un livello strategico alla preparazione della squadra.
Il sistema della memoria collettiva è il principale elemento distintivo della produzione di Goblinz Studio e offre una motivazione concreta per continuare a esplorare anche dopo una spedizione fallita. A frenare l’esperienza sono però il ritmo compassato e la possibile ripetitività degli scontri, che possono rendere le sessioni più lunghe impegnative da portare a termine. Anche la gestione delle risorse, pur coerente con l’impostazione survival, rischia a tratti di rallentare eccessivamente il viaggio.
Se amate i roguelike strategici nei quali ogni scelta comporta conseguenze e ogni sconfitta può fornire informazioni utili per il tentativo successivo, Sandwalkers merita di essere preso in considerazione. Se invece cercate un’avventura dal ritmo sostenuto, con combattimenti sempre vari e una progressione meno legata alla ripetizione, potreste finire per desiderare che il Phithi si porti via anche qualche battaglia di troppo.
Strategico e Riflessivo
✓ PRO
- Sistema di progressione ben integrato con il contesto narrativo
- Esplorazione strategica profonda
- Buona componente tattica
- Direzione artistica in pixel art curata
✗ CONTRO
- Ritmo di gioco compassato
- Gli scontri mostrano il fianco alla ripetitività sul lungo periodo
- Assenza della localizzazione in italiano
About The Author
Sandwalkers
Sandwalkers è un roguelike strategico di esplorazione a turni sviluppato da Goblinz Studio, in cui guidare una carovana attraverso le terre ostili di Uwando tra gestione delle risorse, meteo dinamico e combattimenti tattici.
Brand di prodotto: Goblinz Studio
Valuta del prodotto: EUR
Prezzo del prodotto: 2.68
Prezzo valido fino a: 2026-10-31
Prodotto in magazzino: InStock
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