HUNTDOWN: OVERTIME Recensione – Il Dead Cells dei Cacciatori di Taglie

Se c’è una cosa che impari subito approcciandoti a HUNTDOWN: OVERTIME, è che la gentilezza non abita qui. In una New Detroit del 2084 che sembra uscita da una videocassetta dimenticata in un polveroso scantinato degli anni ’80, l’unica moneta che conta davvero è il piombo.

Il titolo si presenta come un’evoluzione brutale dell’originale Huntdown, trasformandosi in un roguelite veloce, “sborone” e dannatamente punitivo. Ma attenzione: non è tutto oro quello che luccica sotto i neon della città.

Un tuffo nel 2084 (che sa tanto di 1984)

L’atmosfera è il primo colpo che ricevi allo stomaco. La musica synthwave picchia duro, i palazzi sono altissimi e il carisma dei personaggi è debordante. Appena avviato il gioco, ti ritrovi nei panni di John Sawyer (no, non Tom Sawyer!), un cacciatore di taglie pagato per ammazzare e non farsi troppe domande.

L’estetica mi ha riportato alla mente un altro titolo che abbiamo amato su queste pagine: la cura per le ambientazioni e quel feeling cyberpunk decadente mi hanno ricordato molto quanto visto in REPLACED (qui la nostra recensione), anche se qui l’azione è decisamente più frenetica e meno contemplativa.

Il Gameplay: Un “Drinking Game” chiamato Dead Cells

Diciamolo subito: se facessimo un drinking game ogni volta che questo gioco ricorda Dead Cells, finiremmo sotto il tavolo dopo dieci minuti. Il loop è quello: inizi la run con un’arma melee e una ranged, avanzi, esplori, vieni massacrato e torni alla base per potenziarti.

HUNTDOWN: OVERTIME Recensione – Il Dead Cells dei Cacciatori di Taglie

Le sensazioni al controller

Il feeling è eccellente, ma c’è un “però”. Il gioco è hardcore nel midollo: non ti spiega i tasti, non ti dice nulla. Sei tu, il tuo cazzotto e la tua pistola contro un esercito di teppisti.

HUNTDOWN: OVERTIME Recensione – Il Dead Cells dei Cacciatori di Taglie
  • Armi: Passiamo dallo shotgun (che sostituisce la pistola con una potenza devastante) a tirapugni rapidi, fino a mazze che si rompono dopo qualche colpo.
  • Interazione ambientale: Potete lanciare di tutto. Dai barili esplosivi (occhio a non saltare in aria voi stessi!) fino ai cessi. Sì, avete letto bene. Non c’è niente di più soddisfacente che abbattere un criminale con un sanitario in faccia.
  • Customizzazione: Una volta ribindati i tasti (passaggio fondamentale, perché il setup iniziale è un po’ legnoso), il gioco scorre che è un piacere.
HUNTDOWN: OVERTIME Recensione – Il Dead Cells dei Cacciatori di Taglie

Lo “Street Doc” e la progressione

Morire fa parte del lavoro. Quando verrai ridotto a un ammasso di carne sanguinante, finirai sul tavolo di Tony Surgery & Repair. Qui, tra una mascella cibernetica e un trapianto di organi, potrai spendere i tuoi crediti:

  • Double Dash: Vitale per la sopravvivenza.
  • Jet Booster: Per salti più alti e controllati.
  • Attack Speed: Perché colpire più veloce spesso significa vivere cinque secondi in più.
HUNTDOWN: OVERTIME Recensione – Il Dead Cells dei Cacciatori di Taglie

Il ritmo è altissimo e nelle prime ore è impossibile annoiarsi. Per sessioni brevi di “mordi e fuggi” è il titolo perfetto. Tuttavia, dopo un po’ di tempo, emerge il problema della ripetitività. Le mappe e gli incontri tendono a somigliarsi un po’ troppo e il senso di sorpresa svanisce gradualmente. Inoltre, alcune build (come quelle basate sull’attack speed estremo) risultano nettamente più efficaci di altre, castrando un po’ la varietà strategica.

HUNTDOWN: OVERTIME Recensione – Il Dead Cells dei Cacciatori di Taglie

Verdetto

PRO

  • Stile Anni ’80 allo stato puro: Atmosfera cyberpunk, pixel art di altissimo livello e una colonna sonora synthwave che ti gasa fin dai primi secondi.
  • Gunplay solido e soddisfacente: Ogni colpo ha il giusto “peso”. Che si tratti di uno shotgun o di un cesso lanciato in faccia a un nemico, il feedback è eccellente.
  • Loop Roguelite immediato: Caricamenti rapidissimi e sessioni brevi lo rendono perfetto per il “mordi e fuggi” quotidiano.
  • Sistema di potenziamenti carismatico: La fase di riparazione dal “Doc” e gli upgrade cibernetici rendono la progressione gratificante e stilosa.
  • Sfida Arcade vecchio stile: Un gioco brutale che non ti prende per mano e premia i riflessi e la conoscenza dei pattern dei nemici.

CONTRO

  • Tutorial inesistente: Il gioco ti butta nella mischia senza spiegarti i comandi (necessario spesso un ribinding manuale per trovarsi davvero comodi).
  • Ripetitività a lungo termine: Dopo diverse ore, le mappe e le situazioni iniziano a somigliarsi un po’ troppo, perdendo l’effetto sorpresa.
  • Bilanciamento delle Build: Alcuni potenziamenti (come il double dash o l’attack speed) sono nettamente superiori agli altri, riducendo la varietà tattica reale.
  • Profondità limitata: Se cerchi una narrazione complessa o meccaniche RPG profonde, qui troverai “solo” tanta azione brutale e dritta al punto.

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