Quando il primo GRIME fece la sua comparsa nel 2021, ci lasciò addosso una sensazione disturbante e magnetica: quella di un mondo fatto di roccia viva, carne pulsante e proporzioni divine deformate. Oggi, con l’arrivo di GRIME II su PC, i ragazzi di Clover Bite ci invitano a tornare in quell’incubo anatomico, alzando l’asticella della loro personalissima visione di Action-RPG Metroidvania. Da appassionata del genere, ammetto che l’attesa per questo sequel era carica di aspettative: non capita spesso di trovare un titolo capace di fondere la spietatezza di un Soulslike con un’estetica così radicalmente originale.
In questo secondo capitolo, la formula viene espansa e raffinata, portando il concetto di “anatomia vivente” e manipolazione della materia a un livello superiore. Non si tratta più solo di sopravvivere in un mondo ostile, ma di diventarne parte integrante attraverso una trasformazione continua.
Nelle prossime righe, analizzeremo come questo sequel evolva la celebre meccanica dell’assorbimento, valuteremo l’impatto del nuovo e stratificato sistema di metamorfosi e cercheremo di capire se l’atmosfera grottesca e decadente che ha reso celebre il franchise riesca ancora a colpirci dritto allo stomaco. Preparatevi: la polvere sta per riprendere forma, e il dolore, in GRIME II, promette di diventare una vera e propria forma d’arte interattiva.
Se sentite il bisogno di un supporto tattico per non perdervi tra i meandri di questa complessa struttura biologica, vi rimandiamo alla nostra Guida Completa di GRIME II, dove troverete tutti i dettagli per padroneggiare ogni area.
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Trama e ambientazione: Il risveglio del Formplasma e il segreto dei frammenti
In questo sequel, la narrazione abbandona la solidità della roccia per abbracciare la viscosità del cambiamento. Vestiamo i panni del Formplasma, una creatura ancestrale la cui stessa esistenza sfida le leggi della biologia e della geologia. Ci siamo trovati immersi in un mondo dove il confine tra materia organica e pietra è stato definitivamente abbattuto: vedrete le profondità pulsanti degli Underheads intrecciarsi alle strutture monumentali di Palladium, fino alle inquietanti foreste di Nailglade. È un viaggio che abbiamo percepito come profondamente introspettivo, un’esplorazione che tocca i temi dell’identità e della creazione attraverso la ricerca dei tre frammenti leggendari necessari a forgiare un’arma dal potere divino.
Il protagonista stesso riflette questa evoluzione: rispetto all’indomito “Nato dalla Roccia” del primo capitolo, il Formplasma è estremamente più fluido, quasi ipnotico nei suoi movimenti. Tuttavia, il vero cuore pulsante del cast è rappresentato dai boss e dalle figure enigmatiche come i Firstsmith. Abbiamo trovato queste creature semplicemente spettacolari: colossi come il Blade Mammoth o il letale Quadblade non sono solo ostacoli, ma divinità dimenticate che reclamano il proprio posto in un pantheon in rovina. Ogni scontro, spesso preceduto da rituali di sangue e frammenti, trasmette la sensazione di trovarsi di fronte a un pezzo di storia vivente (e morente) di questo mondo.
L’atmosfera che Clover Bite è riuscita a tratteggiare è, se possibile, ancora più inquietante e decadente rispetto al passato. L’immersione è totale, merito soprattutto di sfondi che sembrano letteralmente respirare, come le barriere coralline di carne di Paint Reef. Non è raro fermarsi a osservare una parete rocciosa per accorgersi che, in realtà, pulsa con un ritmo regolare o che gli elementi architettonici reagiscono alla nostra presenza. È un surrealismo viscerale che non cerca il salto sulla sedia, ma che scava sottopelle, lasciandoci addosso quella sensazione di disagio tipica delle opere d’arte più riuscite, culminando in una scalata verso le vette celesti di Starmire che resterà impressa a lungo nel giocatore.

Gameplay: L’arte della Metamorfosi ed Evoluzione Verticale
Se il primo capitolo ci aveva abituati a una solidità granitica, il gameplay di GRIME II eleva quella formula trasformandola in una danza brutale e trasformativa. Il cuore pulsante dell’esperienza rimane l’Assorbimento tramite Parry: parare i colpi nemici con il giusto tempismo non è solo una manovra difensiva, ma l’unico modo per “imparare” letteralmente le loro abilità. Abbiamo trovato estremamente gratificante vedere come il Formplasma assimili i tratti genetici, sbloccando potenziamenti passivi e attivi che rendono ogni scontro un’opportunità di crescita biologica.
La vera rivoluzione di questo sequel risiede però nel sistema di Metamorfosi. A differenza del passato, ora possiamo evocare parti dei nemici sconfitti per plasmare strumenti di distruzione o navigazione. È entusiasmante vedere come il combattimento si integri con l’esplorazione: abilità come la Vulnerabilità Rage aggiungono uno strato strategico ai danni inflitti, mentre l’uso delle Penspears o l’evocazione di artigli deformi trasforma il protagonista in un’arma vivente capace di abbattere barriere ambientali prima insormontabili.
La progressione rispetta i canoni più nobili del Metroidvania, ma con una spinta verticale impressionante. Durante il viaggio, l’acquisizione di abilità chiave cambia radicalmente il modo di interagire con il mondo:
- L’Air Dash e il Burst Jump trasformano sezioni di parkour apparentemente impossibili in fluide sequenze di movimento a mezz’aria.
- Il Grasp Slide introduce una meccanica di invulnerabilità temporanea durante le scivolate sugli agganci, fondamentale per sopravvivere nelle aree più avanzate come Paint Reef.
- Infine, abilità come il Dash Slide e l’Hand Jump rendono il backtracking un piacere, permettendoci di riscoprire aree iniziali con una potenza e un’agilità tali da farci sentire i veri predatori di questo ecosistema.
La difficoltà si attesta su livelli hardcore, in pieno stile Soulslike: come abbiamo visto in scontri tecnici come quello con l’Handbeast o lo Starserpent, il tempismo è tutto. Un secondo di ritardo può significare la fine, ma la precisione viene ricompensata con una fluidità di manovra che non ha eguali nel genere. Clover Bite ha creato un sistema dove il giocatore non usa solo strumenti, ma diventa lo strumento necessario per superare il puzzle biologico della torre.

Grafica e design: L’estetica del grottesco
Visivamente, GRIME II è un trionfo di stile artistico grottesco e pittorico. Clover Bite è riuscita in un’impresa non comune: mescolare il perturbante dell’orrore corporeo (body horror) con la solennità e l’eleganza della scultura classica. Abbiamo ammirato scenari che sembrano usciti da un incubo rinascimentale, dove anatomie impossibili si fondono con architetture barocche in rovina. Ogni schermata trasmette un senso di maestosità decadente che eleva il titolo ben oltre i canoni estetici del genere.
La qualità visiva è supportata da un lavoro sulle animazioni davvero eccellente. Il Formplasma si muove con una fluidità che definirei ipnotica, ma che non sacrifica mai il senso di “peso” e fisicità. Ho percepito distintamente l’impatto di ogni fendente e la fatica di ogni balzo; non ci sono movimenti eterei o privi di inerzia, tutto in questo mondo ha una massa gravitazionale che rende il combattimento tattile e materico.
Un plauso particolare va agli effetti particellari. Il momento dell’assorbimento è uno spettacolo per gli occhi: le particelle di materia che si sprigionano dai nemici per essere assimilate dal protagonista sono gratificanti a livello visivo quanto lo sono a livello di gameplay. Abbiamo trovato queste esplosioni di polvere e plasma estremamente spettacolari, capaci di sottolineare la potenza del Formplasma e di rendere ogni parata riuscita un piccolo climax artistico all’interno dello scontro.

Audio: Il lamento della materia
L’esperienza uditiva di GRIME II è un elemento imprescindibile per la costruzione della sua identità opprimente. La colonna sonora adotta un approccio duale che abbiamo trovato estremamente efficace: durante l’esplorazione, le tracce sono ambientali e minimaliste, quasi dei sussurri metallici e organici che enfatizzano il vuoto di un mondo in rovina. Tuttavia, il registro cambia drasticamente durante gli scontri con i boss: la musica esplode in composizioni epiche e orchestrali, capaci di trasmettere tutta la magnitudo di queste divinità di fango e pietra che stiamo sfidando.
Ma è negli effetti sonori che il titolo raggiunge vette di eccellenza disturbante. Abbiamo avvertito ogni “schizzo” di plasma, ogni osso rotto e il tonfo dei passi pesanti del Formplasma con una nitidezza quasi fastidiosa, che aumenta esponenzialmente il senso di disagio e fisicità. Anche il doppiaggio segue questa linea di mistero: è quasi del tutto assente, limitato a suoni gutturali o incomprensibili emessi dagli abitanti della torre, una scelta che abbiamo apprezzato perché lascia spazio all’interpretazione e amplifica la sensazione di essere in un luogo dimenticato da ogni linguaggio umano.

Longevità e rigiocabilità: Oltre la vetta di Starmire
In termini di durata, GRIME II si attesta su livelli generosi per il genere: completare la storia principale richiede circa 15-25 ore, un tempo che può dilatarsi sensibilmente in base alla vostra dimestichezza con i Soulslike e alla pazienza nel padroneggiare il sistema di parata. Non aspettatevi una passeggiata; dalla prima sfida contro il First Lahav Knight fino allo scontro finale, la torre è un labirinto spietato che richiede dedizione assoluta.
I contenuti extra sono abbondanti e pensati per i completisti più accaniti. Durante il nostro viaggio, abbiamo scovato numerosi segreti nascosti dietro muri illusori e attivato numerosi Surrogate in aree opzionali che nascondono boss decisamente più punitivi di quelli legati alla trama principale. Sfidare avversari come The Last Sculptor per ottenere chiavi speciali o esplorare ogni centimetro dei Mudpits può regalare ore di gioco aggiuntive nel tentativo di studiarne i pattern millimetrici.
La rigiocabilità è garantita da diversi fattori chiave:
- Segreti Ambientali: La rottura dei vari Seal sparsi per il mondo rivela una mappa stratificata che spinge il giocatore a tornare sui propri passi per scoprire cosa si cela dietro ogni connessione organica.
- Completismo Genetico: La voglia di assorbire ogni singola creatura per completare l’intero albero dei tratti genetici e massimizzare la potenza della Forza.
- New Game+: Una modalità dove ogni abilità di movimento acquisita (come il Burst Jump o l’Hand Jump) apre prospettive tattiche e scorciatoie inedite fin dai primi minuti di gioco, permettendo di sperimentare build estreme.

Conclusioni: Il verdetto su GRIME II
Arrivati alla fine di questa scalata anatomica, è chiaro che Clover Bite non si è accontentata di bissare il successo del primo capitolo. GRIME II è un’opera che pulsa di vita propria, un sequel che prende le fondamenta di roccia del predecessore e le modella in qualcosa di più fluido, complesso e, se possibile, ancora più disturbante. Abbiamo vissuto un’esperienza che trascende il semplice genere soulslike, trasformandosi in un viaggio sensoriale dove ogni parata è un respiro rubato all’oblio.
PRO:
- Design artistico unico: Uno stile visivo indimenticabile che fonde scultura classica e body horror in modo magistrale.
- Combattimento tecnico: Il sistema basato sul parry e l’assorbimento rimane uno dei più appaganti e profondi del panorama indie.
- Metamorfosi profonda: La nuova meccanica di trasformazione aggiunge uno strato strategico e di esplorazione che mancava nel primo capitolo.
CONTRO:
- Difficoltà punitiva: La barriera all’ingresso è alta; i neofiti del genere potrebbero trovare frustranti i picchi di difficoltà iniziali.
- Backtracking ostico: Senza i giusti potenziamenti di movimento, tornare nelle aree precedenti può risultare a tratti faticoso.
- Mappa labirintica: La verticalità e la complessità degli ambienti richiedono un livello di attenzione costante per non perdere l’orientamento.
VOTO: 7.5 / 10 – Consigliato a: Chi ha divorato titoli come Hollow Knight e Blasphemous cercando una sfida “hardcore” senza compromessi, e a tutti i giocatori che desiderano perdersi in un’estetica horror colta e fuori dagli schemi.