Stick It to the Stickman: Recensione – Come (NON) Fare Carriera

Avete presente quella sottile, insoffocabile voglia di fare un po’ di sano mobbing virtuale e di ribaltare la scrivania del capo dopo una riunione inutile finita troppo tardi? Dimenticate la mediazione culturale e i corsi di team building: l’antidoto definitivo al burnout da ufficio sta per sbarcare ufficialmente sul mercato.

Sviluppato da Free Lives e pubblicato da quei folli visionari di Devolver Digital, Stick It to the Stickman si appresta a lasciare l’Accesso Anticipato per fare il suo debutto in versione 1.0 il 23 settembre 2026 su PC (tramite Steam).

Allacciate le scarpe antinfortunistiche e preparatevi a fare straordinari non pagati: ecco la nostra recensione senza filtri di quello che si prospetta come il simulatore di “ostilità aziendale” più geniale degli ultimi anni!

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La scalata al successo più violenta (e liberatoria) dell’anno

Appena si mette piede nei corridoi digitali di questo titolo, si capisce subito che la sanità mentale è un optional di cui sbarazzarsi in fretta. La progressione attraverso i livelli e le aree è un crescendo continuo di idiozia brillante: si passa dai piani asettici della Finance Tower agli ingranaggi infernali del Warehouse Fulfillment Center, e ogni singolo piano alza l’asticella della follia introducendo meccaniche che farebbero impallidire qualsiasi sindacato.

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Ma la vera magia esplode quando il gioco decide di trasformarsi in una sorta di Grand Theft Auto in miniatura e senza regole. Esplorando la città ci si ritrova letteralmente a ripulirla eliminando i senzatetto che occupano i marciapiedi, rubando automobili in pieno stile carjacking, picchiando passanti inermi e accumulando “stelle” su stelle a forza di crimini.

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Il risultato? La polizia si mette sulle nostre tracce, scatenando un’escalation che non si ferma alle volanti ma arriva a mandare in campo elicotteri e persino carri armati pronti a far saltare in aria la nostra pausa pranzo. E a proposito di provvidenze urbane, le scatole regalo che spuntano randomicamente per strada sono una vera e propria lotteria del terrore: dentro si può trovare di tutto, dai fucili a pompa alle mitragliette, passando per giubbotti antiproiettile, corde-lazo o una fotocamera che, se usata sui passanti terrorizzati, li costringe persino a mettersi in posa per lo scatto.

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Il combat system non è da meno quanto a inventiva. Ogni scontro è un loop reattivo di pugni, calci volanti, mosse speciali e raffiche a distanza che si sbloccano man mano che si falcidiano avversari. Il cuore del sistema sta però nella costruzione delle combo: le mosse possono essere raccolte, potenziate e combinate fino a creare configurazioni sempre più assurde. Un semplice calcio può trasformarsi in un attacco devastante, mentre abilità apparentemente innocue possono evolversi in vere e proprie macchine da guerra.

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Ad accompagnare questo delirio ci pensa un sound design martellante e cafone, fatto di effetti sonori slapstick, tonfi sordi e grida da ufficio che amplificano a dismisura la catarsi distruttiva. La vera svolta mistica, tuttavia, si raggiunge grazie alla sacra tazzina di caffè: berla non si limita a rimettere in sesto la salute dell’impiegato stressato, ma raddoppia i danni dei colpi successivi, scatenando build elettriche o devastanti che trasformano il nostro alter ego in un uragano di carta e inchiostro.

A rendere ancora più imprevedibili gli scontri ci pensano anche gli elementi ambientali e le nuove possibilità di interazione con lo scenario.

Quando si sbloccano determinati potenziamenti, l’ambiente stesso può diventare un’arma: perché limitarsi a prendere a pugni un collega quando possiamo, per esempio, scaraventarlo contro dei server e trasformarlo in un involontario conduttore elettrico?

Quando la situazione sul piano degenera e il caos si fa insostenibile, ci pensano un dash fulmineo per schivare le “riforme aziendali” e abilità di slow-motion ricaricabili a salvare capra e cavoli, permettendoci di gestire i momenti di panico totale con la flemma di un serial killer in giacca e cravatta.

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E la versione 1.0 non si limita a riproporre la formula già collaudata durante l’Accesso Anticipato. La varietà è infatti uno degli elementi più interessanti dell’esperienza: oltre alle classiche sezioni di combattimento troviamo sfide di platforming, missioni dedicate alla consegna dei pacchi, il Fight Club, strutturato come una sorta di auto-battler, e una nuova modalità in stile Survivors, che ci mette alle prese con ondate sempre più numerose di nemici.

A tutto questo si aggiunge persino il sistema di wanted level dell’overworld, che trasforma l’esplorazione della città in una piccola parentesi criminale alla GTA.

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Non tutte queste modalità puntano sulla profondità o sulla complessità strategica, ma non è nemmeno questo il loro obiettivo: servono soprattutto a spezzare il ritmo e a impedire che la formula del brawler roguelite diventi troppo prevedibile. Il risultato è un’esperienza che continua a cambiare registro proprio quando sembra aver trovato una routine.

Questa struttura, pensata attorno a sessioni “mordi e fuggi” veloci e intensissime, sposa alla perfezione la natura roguelite del titolo, rendendolo il passatempo ideale per chi ha poco tempo ma una gran voglia di staccare la spina con una dose massiccia di caos digitale. La progressione è sostenuta da una continua serie di upgrade e sblocchi, che fanno emergere nuove possibilità anche dopo diverse ore di gioco.

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Una raccomandazione… decisamente sfortunata

Prima ancora di iniziare la nostra scalata verso il vertice aziendale, il gioco ci chiede un dettaglio apparentemente innocuo: il nome dell’amico che ci ha raccomandati per ottenere il lavoro. Una piccola scelta cosmetica? Non proprio. Per puro sfizio ho inserito il mio nome, Narumi, senza immaginare che il gioco avrebbe poi deciso di trasformarlo in una delle gag ricorrenti più divertenti dell’intera esperienza.

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Il motivo è semplice: il nostro amico verrà licenziato proprio a causa nostra e, comprensibilmente, non la prenderà benissimo. Da quel momento ce lo ritroveremo più volte sulla nostra strada, pronto a cercare vendetta e soprattutto a reclamare il lavoro che gli abbiamo praticamente soffiato da sotto il naso. Veder comparire nuovamente quel nome dopo averlo inserito personalmente all’inizio rende ogni incontro ancora più esilarante, soprattutto perché la situazione continua a degenerare nel modo più assurdo possibile.

È una piccola trovata, ma rappresenta perfettamente il tipo di umorismo di Stick It to the Stickman: il gioco prende una scelta apparentemente insignificante fatta nei primi minuti e la trasforma in una gag ricorrente che continua a sorprenderci proprio quando meno ce l’aspettiamo.

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Il Roster dello “Staff”: Classi e Segreti da sbloccare

Il gioco chiama affettuosamente il roster dei personaggi giocabili “Staff”, ed è una vera e propria galleria degli orrori corporativi divisa tra la Financial Office e la Neurolink Facility. Si passa dall’umile Temp al Weeb dedito alle arti marziali, dal Caffeine Addict perenne agitato al colossale Beef Cake, fino ad arrivare a chicche geniali come lo Student (la cui abilità di teletrasporto è vitale per sgattaiolare in aree altrimenti inaccessibili) o il bizzarro Vampire.

La versione 1.0 amplia ulteriormente il roster con nuovi Archetypes, tra cui il Ninja, combattente specializzato negli attacchi alle spalle e dotato di teletrasporto al posto dello slide, e il Negotiator, armato di valigette piene di contanti e di una quantità decisamente poco diplomatica di “argomentazioni”. Entrambi sfruttano la Shadow Mastery, introducendo nuove possibilità per costruire il proprio stile di combattimento. A completare l’espansione arrivano inoltre nuove armi secondarie per tutti gli Archetypes, nuovi passivi, boss e segmenti di livello all’interno di Foreign Manufacturing.

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Ma i veri momenti di ilarità arrivano quando si scovano i segreti e le Easter egg più assurde nascoste dagli sviluppatori. Volete impersonare Saitama? Vi basterà sbloccare la palestra e sudare sette camicie completando la leggendaria routine da 100 flessioni, 100 addominali e 100 squat, sbloccando così anche una fiammante variante cromatica gialla. Se invece vi aggirate per la Neurolink Facility, aguzzate la vista: spiando dietro una finestra di osservazione troverete una figura con una valigetta; un colpo ben assestato vi regalerà il personaggio segreto del Disgraced CEO (specialmente se usate il teletrasporto dello Student per raggiungerla).

E per i più nostalgici del crimine notturno, distruggere i cartonati dei CEO sparsi per la mappa farà scattare addirittura una telefonata da parte di Batman in persona, pronto a rivendicare il turno di notte. Ciliegina sulla torta per i nerd pigri: nelle versioni recenti basta la combinazione di tasti Left Ctrl + Backspace per sbloccare un ulteriore personaggio nascosto.

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Modalità, editor e multiplayer

Con la versione 1.0, il divertimento non si esaurisce certo alla fine della scalata aziendale. La campagna può essere portata fino alla sua conclusione grazie al Grand Final Mode, pensato per chiudere la storia di Stick It to the Stickman con un finale all’altezza dell’assurdità che contraddistingue l’intera produzione. Anche dopo aver raggiunto i titoli di coda, però, rimangono numerose attività con cui continuare a seminare il panico.

Il Ring di combattimento introduce invece una modalità in cui bisogna scegliere un set di mosse per anticipare l’avversario in un esilarante loop strategico-tattico, con la possibilità di sfidare altri giocatori online in PvP. È una distinzione importante: il Ring permette di confrontarsi online con altri giocatori, mentre il multiplayer cooperativo del gioco è legato al co-op locale, non a una campagna cooperativa online.

E per chi non si accontenta mai, la Modalità Creazione (Level Builder) e il supporto a Steam Workshop aprono le porte a mappe, stanze e set di elementi personalizzati realizzati dalla community. Possiamo modificare nemici, mosse, armi, abilità e ambientazioni, per poi condividere le nostre creazioni con gli altri giocatori attraverso il Workshop.

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Achievement e follie nascoste

Anche la caccia agli achievement regala perle memorabili che meritano di essere vissute sulla propria pelle. C’è chi preferisce sbloccare l’obiettivo Disabled rifiutandosi categoricamente di lavorare fin dall’inizio della partita fino a subire un ironico decesso per inattività, e chi invece punta a Fists of Dismissal, inanellando ben 100 colpi rigorosamente a mani nude senza mai usare altro (pena l’azzeramento del contatore) prima di stendere il boss finale.

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Senza dimenticare chicche come l’obiettivo Unfired, in cui si sfrutta l’aeroplanino di carta del Task Dodger per rimediare un estintore e spegnere un collega colto improvvisamente da autocombustione, o le folli scorribande per distruggere le statue di cartone rosso (Red Regicide) e sbloccare una telefonata misteriosa dopo aver fatto infuriare la polizia rubando una volante (Color Profiling).

La cosa più riuscita è proprio questa: Stick It to the Stickman riesce a trasformare persino la lista degli achievement in un’estensione della propria comicità.

Molti obiettivi non chiedono semplicemente di giocare, ma di sperimentare con le regole e scoprire fino a che punto gli sviluppatori abbiano deciso di spingere la loro follia.

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Verdetto Finale

Stick It to the Stickman è la valvola di sfogo definitiva per chiunque sogni di ribaltare l’ufficio. Un concentrato di divertimento ignorante e geniale che prende la formula del brawler roguelite e la arricchisce con una quantità sorprendente di modalità, personaggi, segreti e situazioni completamente fuori di testa.

La varietà della versione 1.0 è probabilmente il suo asso nella manica: tra combattimenti, platforming, consegne, Survivors-like, Fight Club, esplorazione criminale e contenuti extra, il gioco trova continuamente nuovi modi per impedire che il massacro aziendale diventi una semplice routine.

Resta comunque un’esperienza fortemente arcade, e proprio per questo la sua natura ripetitiva può emergere sulla lunga distanza, soprattutto durante sessioni molto estese. Il caos visivo può inoltre rendere difficile seguire tutto quello che accade a schermo nei momenti più concitati. Sono limiti che non cancellano però l’efficacia di una formula costruita prima di tutto per divertire.

Promosso (quasi) a pieni voti!

da non perdere assolutamente!

Stick It to the Stickman è un brawler roguelite caotico e sorprendentemente vario, capace di alternare combattimenti, platforming e numerose modalità senza prendersi troppo sul serio. La ripetitività sul lungo periodo e il caos visivo sono piccoli limiti, ma non compromettono una formula costruita prima di tutto per divertire.

✓ PRO

  • Mix originale di brawler, roguelite e follie in stile GTA
  • Grande varietà di modalità e attività, tra combattimenti, platforming, Survivors-like e Fight Club
  • Roster ricco di Archetypes, personaggi, segreti e possibilità per creare combo e build diverse
  • Elevata rigiocabilità grazie a contenuti extra, Level Builder, PvP online, co-op locale e Steam Workshop

✗ CONTRO

  • La natura arcade può risultare ripetitiva sul lungo periodo
  • Il caos visivo può rendere difficile seguire l’azione nei momenti più concitati
  • Alcune mosse risultano meno utili di altre
  • Manca la localizzazione in italiano

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