Deified è un roguelite tattico a turni sviluppato da Unexpected e pubblicato da Goblinz Publishing. Vestiamo i panni di Sator, chiamato ad affrontare un mondo oscuro e corrotto e a scontrarsi con sette Lord legati alla corruzione del Gold of the Rhine.
Il gioco basa buona parte della sua esperienza sulle reliquie, che permettono di modificare le abilità del protagonista e creare diverse sinergie durante le run. A queste si aggiungono un sistema di slot con bonus e malus, abilità da sbloccare e combattimenti a turni in cui possiamo sfruttare liberamente le nostre possibilità.
Un’avventura quindi costruita attorno alla personalizzazione della build e alla sperimentazione, che ho avuto modo di provare nella sua versione completa.
Un inizio piuttosto confusionario
Ciò che colpisce fin da subito giocando a Deified è la mole massiccia di informazioni sbattuta in faccia al giocatore. Più che la complessità delle meccaniche in sé, a pesare è il modo in cui vengono veicolate: orientarsi tra la gestione degli slot, la scelta delle abilità e l’utilità effettiva delle reliquie richiede un notevole sforzo di comprensione nelle prime ore.
A complicare le cose ci si mettono un’interfaccia e dei menu non proprio immediati, che richiedono un periodo di adattamento prima di potersi muovere con disinvoltura tra le schermate. Se a questo si somma l’assenza della lingua italiana, il quadro si fa ancora più in salita: anche con una discreta padronanza dell’inglese, un impianto così ricco di testi e parametri avrebbe tratto enormemente giovamento da una localizzazione nella nostra lingua, rendendo l’approccio decisamente più morbido.

Un sistema di combattimento particolare
Superato lo scoglio iniziale, tuttavia, iniziano a emergere le intuizioni più felici del titolo. Abbandonando i classici vincoli di mana, punti azione e cooldown, il combattimento a turni di Deified punta a una libertà d’azione insolita per il genere.
Se in un primo momento questa assenza di paletti rischia di disorientare — complice la mancanza di strumenti adeguati per sfruttarla a dovere —, la prospettiva cambia radicalmente non appena si comincia a padroneggiare la sinergia tra abilità, reliquie e bonus. Non siamo di fronte a meccaniche immediatamente leggibili, ma è proprio andando avanti che il sistema rivela il suo spessore, trasformandosi nell’aspetto più stimolante dell’intera esperienza.

Reliquie e costruzione della build
Il vero motore dell’esperienza risiede nelle reliquie: sono loro a plasmare l’andamento delle run e ad aprire la strada alla sperimentazione. Superata la fase iniziale di semplice smistamento e comprensione dei singoli oggetti, l’approccio evolve naturalmente verso la ricerca di sinergie strutturate, capaci di dare una direzione precisa alla build.
In questo quadro, la gestione degli slot introduce un ulteriore livello di profondità strategica. Non basta accumulare passivo dopo passivo per diventare inarrestabili; bisogna ponderare con attenzione cosa equipaggiare e come incastrare ogni elemento. È proprio questa componente gestionale a trasformare quello che in apparenza sembrava un groviglio di meccaniche oscure in un sistema appagante e ricco di sfumature.
La varietà delle run
Come ogni buon roguelite che si rispetti, Deified affida la sua longevità alla rigiocabilità. La generosa varietà di reliquie e modificatori spinge a cambiare continuamente approccio, spostando il baricentro del divertimento: il piacere non risiede più soltanto nel superare lo scontro di turno, ma nel verificare la tenuta e l’efficacia della configurazione a cui si è lavorato.
Naturalmente non tutte le partite lasciano il segno — la variabilità tipica del genere è dietro l’angolo —, ma il titolo offre fondamenta sufficientemente solide per assecondare la curiosità del giocatore e garantire stimoli sempre nuovi.

Una curva di apprendimento abbastanza ripida
Il rovescio della medaglia risiede proprio nella pazienza richiesta per venire a capo del titolo. Deified non concede sconti in avvio e costringe a decifrare troppi elementi in parallelo — tra abilità, reliquie, slot e progressione —, trasformando l’apprendimento in una fase iniziale piuttosto faticosa.
Non si tratta di una questione di difficoltà nuda e cruda, quanto di pura leggibilità dei sistemi. Superato questo scoglio l’esperienza decolla, ma è un dazio iniziale che vale la pena mettere in conto prima di tuffarsi nell’impresa.
L’ossatura della progressione rispecchia fedelmente i canoni del genere: una sequenza di incontri e bivi in cui raccogliere risorse, ottimizzare la configurazione e spingersi il più lontano possibile. È un’architettura che premia chi ama armeggiare con le statistiche, mentre rischia di lasciare tiepidi i giocatori in cerca di gratificazioni più immediate e lineari. Una volta compresi i meccanismi profondi delle reliquie, tuttavia, il flusso della run acquista una dimensione strategica decisamente più avvincente e gratificante rispetto alle incertezze iniziali.

Comparto tecnico e direzione artistica
Sul fronte tecnico e visivo, Deified svolge il proprio compito con onestà.
La direzione artistica sposa efficacemente le tinte oscure dell’ambientazione fantasy, donando al titolo un’identità ben definita pur senza gridare al miracolo. Non è certo il comparto grafico a rubare la scena — del resto il fulcro dell’esperienza risiede altrove —, così come il tappeto sonoro accompagna l’azione in modo funzionale, senza imporsi come elemento cardine dell’avventura.

Quindi, mi è piaciuto?
La risposta è più sfumata di un semplice sì o no.
Se mi avessero fatto questa domanda durante le prime sessioni, il giudizio sarebbe stato decisamente freddo, frenato da un impatto caotico e faticoso. Andando avanti, tuttavia, Deified ha saputo farsi apprezzare grazie alla profondità delle sue reliquie, alla libertà nella costruzione delle build e a una varietà che premia la curiosità.
Il problema di fondo è che il percorso per arrivare a goderselo richiede un dazio in termini di pazienza non indifferente. Posto che una volta superato lo scoglio iniziale l’esperienza decolla, la concorrenza spietata del genere pesa sul giudizio finale: tra i tanti roguelite affrontati di recente, questo non è certamente quello che mi ha lasciata con la voglia irrefrenabile di continuare a giocare a oltranza.
Interessante, ma poco immediato
✓ PRO
- Sistema delle reliquie interessante
- Buona varietà nelle build
- Diverse possibilità di sperimentazione
- Combattimento con alcune idee interessanti
- Migliora sensibilmente una volta comprese le meccaniche
✗ CONTRO
- Prime ore piuttosto confusionarie e impatto iniziale un po’ destabilizzante
- Menu non sempre intuitivi
- Mancanza della lingua italiana


