Ci sono giochi che chiedono di salvare il mondo, sconfiggere eserciti, risolvere crisi esistenziali e, possibilmente, ricordarsi anche perché siamo finiti lì. Cat Me If You Can ha obiettivi decisamente più importanti: trovare dei gatti.
Sviluppato da Cosmic Stag Games e pubblicato da Cosmic Stag Games e Craftmos Games, il titolo è arrivato su PC l’8 settembre 2026 e propone un’avventura in prima persona che unisce esplorazione, ricerca di oggetti nascosti e fotografia. L’idea è semplice: attraversare mondi tridimensionali in bianco e nero, individuare i felini nascosti e fotografarli per riportare progressivamente il colore negli scenari.
Il tutto si sviluppa attraverso nove livelli distribuiti in tre mondi differenti, con oltre 725 gatti da scovare e più di 50 missioni ed enigmi da completare. Detta così sembra una passeggiata. Poi si scopre che i gatti sono più di 725 e improvvisamente quella che sembrava una tranquilla ricerca fotografica assume i contorni di un censimento nazionale.

Guardare non basta
Cat Me If You Can costruisce la propria esperienza attorno all’osservazione. Le ambientazioni sono realizzate in uno stile tridimensionale che richiama un mondo illustrato in bianco e nero, e il giocatore deve imparare a guardare con attenzione ogni angolo dello scenario.
È proprio qui che il gioco trova la sua identità. Non basta attraversare una stanza e aspettarsi che il gatto venga praticamente a presentarsi. Bisogna osservare gli oggetti, controllare gli angoli più improbabili e imparare a distinguere ciò che è semplice decorazione da ciò che potrebbe nascondere un felino.
E dopo averne trovati abbastanza, succede una cosa inevitabile: inizi a sospettare di qualsiasi cosa.
Un mucchio di oggetti? Potrebbe esserci un gatto.
Una finestra? Potrebbe esserci un gatto.
Un angolo che sembrava completamente vuoto? Ovviamente c’è un gatto.
A quel punto il gioco non sta più cercando di convincerti che ogni dettaglio sia importante. Sei tu ad aver sviluppato una forma di paranoia felina.

La macchina fotografica diventa la nostra arma
Il ritrovamento dei gatti passa attraverso la macchina fotografica, che rappresenta uno degli elementi centrali dell’esperienza. Fotografare i felini permette di riportare il colore all’interno degli scenari, trasformando progressivamente l’ambiente.
La scelta funziona anche dal punto di vista visivo perché dà un riscontro immediato alla ricerca. Non ci limitiamo a trovare un elemento nascosto e a farlo sparire dalla lista: possiamo vedere l’effetto che la nostra attività produce sul mondo di gioco.
Il problema, semmai, arriva quando sappiamo che da qualche parte c’è ancora un gatto che manca all’appello.
Ed è lì che comincia la parte più pericolosa dell’esperienza: tornare indietro.
Perché magari abbiamo già controllato quella stanza.
Magari abbiamo già guardato dietro quella struttura.
Magari il gatto era lì da cinque minuti e noi eravamo troppo impegnati a cercarlo altrove.

Tre mondi, tre modi di cercare
Le nove ambientazioni sono divise in tre mondi ispirati a contesti differenti: l’Antico Egitto, il Giappone moderno e i castelli medievali. Gli scenari prendono spunto da culture reali e utilizzano dettagli e situazioni a tema per costruire le proprie aree di ricerca.
La varietà estetica aiuta soprattutto perché evita che la ricerca dei gatti si trasformi troppo presto in una lunga sequenza di stanze indistinguibili.
E poi ci sono loro.
Gatti impegnati in attività medievali, felini reinterpretati attraverso il folklore giapponese e altre variazioni sul tema. È una delle idee che permette al gioco di non limitarsi al semplice “trova il gatto”, dando agli animali un ruolo all’interno delle ambientazioni.
Anche perché, con 725 gatti da trovare, un minimo di varietà è praticamente una necessità.

Non tutti i felini sono semplicemente appoggiati in bella vista.
Alcuni sono legati a enigmi, porte chiuse o meccanismi che devono essere risolti per raggiungere nuove aree o scoprire il modo di arrivare al bersaglio. Il gioco affianca quindi alla componente da hidden object una serie di puzzle e quest, per un totale dichiarato di oltre 50.
È una soluzione utile per spezzare la ricerca pura e aggiungere un secondo livello di interazione.
Perché cercare un gatto nascosto dietro una cassa è una cosa.
Cercare un gatto che ha deciso di chiudersi dietro una porta e lasciarci pure un enigma da risolvere è un’altra.

Un gioco che non ha fretta
Uno degli aspetti più evidenti di Cat Me If You Can è il ritmo. Non siamo davanti a un’esperienza costruita sulla pressione o sulla velocità: l’obiettivo è esplorare, osservare e trovare ciò che è nascosto.
È un approccio coerente con la natura del gioco e con la sua componente da collectathon. Chi vuole semplicemente completare i livelli può concentrarsi sugli obiettivi principali, mentre chi decide di puntare alla collezione completa ha davanti una quantità decisamente maggiore di lavoro.
Perché trovare qualche gatto è rilassante.
Trovarne oltre 725 comincia ad avere qualcosa di molto simile a un secondo impiego.

Il problema dei completisti
Ed è probabilmente qui che Cat Me If You Can divide maggiormente il proprio pubblico.
La struttura è perfetta per chi apprezza gli hidden object, l’esplorazione tranquilla e la soddisfazione di completare una raccolta. Ma il numero di collezionabili rende evidente che il completismo richiede pazienza.
Il gioco non nasconde le proprie intenzioni: vuole che si osservi ogni angolo, si risolvano gli enigmi e si cerchino anche quei gatti che non sono immediatamente visibili.
Il rischio è che, una volta entrati nella fase di ricerca dei mancanti, l’esperienza possa trasformarsi da rilassante a ossessiva.
“Ne manca solo uno.”
È una frase che, nel mondo dei videogiochi, raramente porta qualcosa di buono.

Conclusioni
Cat Me If You Can parte da un’idea molto semplice e la sviluppa senza cercare di trasformarla in qualcosa che non è.
È un hidden object in prima persona costruito attorno all’esplorazione, alla fotografia e alla ricerca di una quantità decisamente poco ragionevole di gatti. I tre mondi offrono ambientazioni differenti, mentre quest ed enigmi aggiungono qualche variazione alla ricerca dei collezionabili.
Il suo punto di forza è anche il suo limite: tutto ruota attorno alla voglia di osservare e cercare. Se trovare un oggetto nascosto vi dà soddisfazione, qui avete materiale per parecchio tempo. Se invece dopo il quinto gatto iniziate a chiedervi perché state fotografando animali che potrebbero tranquillamente stare vivendo la loro vita, forse 725 sono un numero leggermente ambizioso.
Personalmente, però, l’idea funziona proprio perché Cat Me If You Can non pretende di essere qualcosa di più complicato del necessario.
Vuole farci esplorare, risolvere qualche enigma e trovare gatti.
E, considerando quanti ce ne sono, a quanto pare aveva già un piano piuttosto ambizioso.
Rilassante ma Ripetitivo
✓ PRO
- Un’idea semplice che funziona bene nelle prime ore
- Ambientazioni varie, con tre mondi dalle identità differenti
- Numerosi gatti e collezionabili da cercare
- Quest ed enigmi che aggiungono varietà all’esplorazione
- Ritmo rilassato, senza pressione
✗ CONTRO
- La ricerca può diventare ripetitiva procedendo nell’avventura
- L’elevato numero di gatti può rendere il completamento piuttosto impegnativo
- Alcuni collezionabili richiedono una ricerca molto attenta
- La formula offre una varietà limitata sul lungo periodo
About The Author
Cat Me If You Can
Cat Me If You Can è un'avventura in prima persona basata sulla ricerca di gatti nascosti, sull'esplorazione e sulla fotografia.
Valuta del prodotto: EUR
Prezzo del prodotto: 17.99
Prodotto in magazzino: InStock
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