Whirlight – No Time To Trip | Recensione Onesta

Whirlight – No Time To Trip, sviluppato da Imaginary Lab (già autori del sorprendente Willy Morgan and the Curse of Bone Town), è un’avventura grafica vecchio stile che attinge a piene mani dallo stile narrativo e artistico dei capolavori LucasArts.

In questa recensione analizzeremo i pro e i contro di un titolo che riesce a essere tanto anacronistico quanto attuale, rivelandosi un’esperienza mastodontica e ricca di fascino.

Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di… Strade

In Whirlight vestiremo inizialmente i panni di Hector May, un fisico e inventore di mezza età, decisamente eccentrico e dal bizzarro look “hippie”, che vive nella ridente Verice Bay (una splendida cittadina costiera americana anni ’60 fortemente influenzata dalle architetture e dai canali di Venezia). Durante un surreale sogno onirico — costellato di rimandi artistici a Dalí e Warhol — Hector ha un’illuminazione per una nuova invenzione; una volta sveglio, decide di mettersi subito al lavoro per costruire il Light Squeezer™, un dispositivo in grado di liquefare la luce e, a tutti gli effetti, viaggiare nel tempo.

Naturalmente, le cose non andranno come sperato: Hector si ritroverà catapultato trent’anni nel futuro, nei favolosi anni ’90. Qui farà la conoscenza di Margaret Harck, una giovane e pragmatica scultrice locale che diventerà la sua spalla (e secondo personaggio giocabile) negli esperimenti temporali.

Senza scendere in dettagli che potrebbero rovinare l’esperienza, la trama risulta ben scritta, mai banale e incredibilmente generosa: se il precedente titolo dello studio era una rapida toccata e fuga, Whirlight si trasforma in un’epopea della durata di ben 15 ore, capace di spaziare fino a un futuro apocalittico nel 2045 e in epoche storiche o bizzarre come la Londra dell’800, un vigneto mediterraneo o persino un bar ai confini dello spazio-tempo.

Recensione Whirlight - No Time To Trip: un grande viaggio nel tempo

Lo stile Retrò di cui avevamo bisogno

Nulla è lasciato al caso: ogni oggetto o personaggio interagibile è stato inserito per un motivo specifico. Il design artistico è straordinario, capace di fondere fondali 3D prerenderizzati quasi fotorealistici con architetture inclinate e personaggi più caricaturali e fumettosi.

Un plauso va alla gestione della progressione: la città cambia dinamicamente sotto i nostri occhi (ad esempio, un palco in una piazza crescerà un pezzo alla volta mentre risolviamo gli enigmi). Negli anni ’90, inoltre, le location storiche si evolvono in modo splendido: il negozio di giocattoli diventa una sala giochi arcade, la lavanderia un cinema e il chiosco dei gelati un fast-food. Il tutto è reso ancora più vivo dall’alternanza tra mattina, sera e notte, che sposta i vari PNG e modifica le attività cittadine.

Il comparto sonoro è di ottima qualità, con musiche cinematografiche che si adattano all’epoca (tracce New Age per i ’90, sonorità tradizionali per i ’60). Le uniche piccole pecche risiedono in:

  • Mancanza di una vera e propria “hit” capace di restare impressa nella mente dopo aver spento il gioco.
  • Assenza di un doppiaggio in italiano, compensato però da testi nella nostra lingua e da un doppiaggio inglese monumentale (menzione d’onore a Jeffrey Machado per la voce roca e stralunata di Hector e a Larissa Crowe per la determinata Margaret).
Whirlight – No Time To Trip | Recensione Onesta

Gameplay, Controlli e Cooperazione

Il sistema di controllo abbraccia la tradizione: il tasto sinistro interagisce, la rotella del mouse richiama l’inventario dal basso (sebbene a volte rischi di coprire qualche hotspot inferiore) e il tasto destro funge da rivelatore di hotspot, una manna dal cielo per non perdersi nessun oggetto nei dettagliatissimi sfondi dipinti. Comoda anche la presenza di una mappa per il viaggio rapido, anche se dovremo comunque esplorare a piedi i vicoli più nascosti.

Nella seconda parte del gioco, il gameplay si evolve in una struttura dual-character. Potremo viaggiare liberamente tra più di dieci ambientazioni e scambiarci gli oggetti in base alle abilità: Margaret è più brava con le forbici, Hector con il trapano.

Nota di design: Lo switch tra i due personaggi non avviene tramite una classica icona a schermo, ma richiede di parlare direttamente con il partner. Se da un lato questo rende l’azione un po’ più macchinosa, dall’altro dialogare offre preziosi riassunti e indizi per capire come procedere.

Imaginary Lab ha compiuto una scelta coraggiosa: eliminare ogni forma di paternalismo. Gli aiuti sono ridotti all’osso e la risoluzione di ogni enigma si trasforma in una gratificante vittoria personale, proprio come accadeva nei classici che hanno fatto la storia.

La nostra recensione di Whirlight - No Time To Trip: Imaginary Lab firma un'avventura grafica punta e clicca vecchio stile solida, nostalgica e ricca di enigmi.

Tutto molto bello ma…

Nonostante Whirlight sbagli veramente poco, qualche piccola imperfezione è presente:

  • Animazioni mancanti nell’inventario: Quando i personaggi usano o consegnano un oggetto a un PNG, l’animazione non lo mostra a schermo, dando la sgradevole sensazione che stiano maneggiando l’aria. Questo si scontra con la legnosità di alcune transizioni un po’ lunghe.
  • Il problema della “persistenza”: In alcuni frangenti il gioco richiede di ripetere la stessa azione o parlare con lo stesso personaggio più volte per sbloccare un dialogo o una reazione diversa, senza che vi sia un reale indizio visivo o logico. Questo può portare a un po’ di frustrazione e a fare avanti e indietro tra le epoche.

Tuttavia, i puzzle legati ai baratti e alle richieste dei bizzarri abitanti (dal pescatore che vuole il caffè al sarto che cerca la pelliccia) sono stratificati e incredibilmente logici. Le contraddizioni dei paradossi temporali passano in secondo piano di fronte al puro divertimento.

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