Ci sono storie che non hanno bisogno di correre: scelgono di rallentare, di mettersi in viaggio a bordo di un vecchio camper e di affidare i pezzi di un’esistenza polverosa al soffio dei propri ricordi.
È questo il percorso tracciato da Forever Ago, sviluppato da Third Shift e pubblicato sotto l’etichetta di Annapurna Interactive: un’intensa avventura narrativa disponibile dall’8 ottobre 2026 su PC (Steam), PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2 che segue il viaggio di Alfred alla ricerca di se stesso e del legame con Audrey.
Fin dai primi minuti è difficile non avvertire un legame sottile e nostalgico, una stessa corda emotiva che chi ha amato titoli come Mixtape o il celebre Life is Strange riconoscerà immediatamente. Non si tratta di una sovrapposizione di strutture ludiche, quanto piuttosto di un’atmosfera condivisa: la centralità della fotografia come archivio dell’anima, l’attenzione per i piccoli frammenti del quotidiano, le sfumature oniriche e quella malinconia viscerale che culla costantemente i protagonisti.
Eppure, Forever Ago sceglie una via tutta sua, profondamente lineare e con una componente interattiva ridotta all’essenziale. Una scelta radicale, che vive su quel sottile confine tra la poesia contemplativa e i limiti di un ritmo fin troppo misurato.
Di seguito trovate il nostro walkthrough e la nostra guida al platino e trofei di Forever Ago
Un viaggio attraverso i ricordi
La storia di Forever Ago non ha bisogno di colpi di scena altisonanti per catturare l’attenzione. Il titolo preferisce procedere con il passo lento del camper di Alfred, affidando il racconto a una fitta rete di fotografie, oggetti, documenti e frammenti di passato.
Il legame con Audrey rappresenta il centro emotivo dell’intera esperienza. Senza anticipare nulla della trama, il gioco dipinge il ritratto autentico di una relazione maturata nel corso degli anni, fatta di gioie quotidiane, complicità ma anche di piccoli attriti e crepe. Ed è proprio questo uno degli aspetti più riusciti: Alfred e Audrey non sono l’archetipo di una coppia idealizzata, quanto piuttosto due persone segnate dal peso della routine, dalle imperfezioni e dal rischio di smettere di guardarsi davvero. Una sfumatura incredibilmente terrena che rende l’intesa tra i due tangibile e credibile.
Il flusso della memoria, del resto, non è mai lineare.

Alcuni frammenti avvolgono il giocatore in un calore rassicurante, mentre altri virano progressivamente verso toni più malinconici, quasi surreali, sfruttando elementi visivi ricorrenti per marcare il divario tra la felicità vissuta e il dolore dell’assenza.
La narrazione procede così per tappe misurate, sposando una struttura profondamente lineare che non lascia spazio a bivi o a scelte in grado di stravolgere gli eventi.
Il giocatore non è chiamato a decidere, ma ad accompagnare Alfred, accettando un ritmo contemplativo che definisce tanto la bellezza quanto i confini dell’opera.


Gameplay e meccaniche
Il gameplay di Forever Ago è essenziale e minimale: le attività principali ruotano attorno all’esplorazione, alla raccolta di oggetti, alla ricerca di petali, alla fotografia e alla lettura di documenti sparsi per gli scenari. Nei primi momenti questa semplicità è particolarmente evidente, con aree molto guidate e una libertà d’interazione ridotta. Con il procedere dell’avventura la situazione si apre leggermente grazie a zone più articolate, arricchite da qualche mini-percorso alternativo e da una narrativa ambientale affidata a note e biglietti che approfondiscono la lore (e possono far fruttare anche qualche trofeo).
Uno dei limiti del gioco riguarda però la gestione dei collezionabili: è piuttosto difficile tenere a mente cosa manca all’appello. Sebbene il diario aiuti a tracciare gli obiettivi del capitolo in corso, non sempre indica con chiarezza quali elementi siano sfuggit, se opzionali come i petali. Per fortuna, alla fine dell’avventura si sblocca la selezione dei capitoli, una funzione fondamentale per tornare sui propri passi e recuperare comodamente foto, petali e oggetti mancati, strizzando l’occhio a chi ama puntare al 100% o al platino.

Ma la vera colonna portante dell’esperienza, come abbiamo accennato, è la fotografia. A bordo del suo camper, Alfred porta sempre con sé la macchina fotografica: immortalare scorci e momenti del viaggio permette di conservarli nel proprio album, trasformando i classici collezionabili in strumenti di espressione e memoria.
Questo legame con il ricordo si intreccia con la ricerca dei petali sparsi lungo il cammino, frammenti di memoria che spingono a osservare con attenzione gli scenari visitati da Alfred insieme alla moglie. Ricomponendoli per categoria, la loro storia prende forma, offrendo indizi sempre più profondi sulla loro relazione e alimentando il desiderio di esplorare ogni angolo.

Gli scenari possiedono un fascino tranquillo e contemplativo, offrendo il giusto tempo per osservare paesaggi e dettagli mentre la macchina fotografica trasforma l’avventura in un autentico diario di viaggio interattivo. Tuttavia, questo equilibrio può incrinarsi all’improvviso: alcune sequenze virano verso tonalità più cupe e surreali, sfruttando gli ambienti per riflettere lo stato d’animo tormentato del protagonista. Senza sfociare mai nell’horror, queste parentesi trasmettono un disagio palpabile, dando una dimensione visiva tangibile alla sofferenza di Alfred. È qui che i petali rossi — simbolo della gioia del loro amore — si trasformano in rovi spinosi, difficili da attraversare ma necessari per affrontare il lutto.

È in questa fase che riaffiora la vicinanza emotiva con Life is Strange: non nelle meccaniche, ma nella capacità di caricare oggetti e spazi quotidiani di un significato nuovo e doloroso. Sfruttando l’alternanza tra mondo esteriore e interiore, il titolo ci chiede semplicemente di “stargli vicino”, vivendo attraverso i suoi occhi i ricordi e il dolore.
Con il passare delle ore il sistema si arricchisce di nuove opzioni, come la possibilità di scattare selfie.


È un peccato, però, che a una meccanica così centrale sul piano narrativo non corrisponda una realizzazione tecnica altrettanto curata: il sistema di controllo della macchina fotografica risulta spesso macchinoso e poco intuitivo, costringendo a riposizionare faticosamente Alfred pur di trovare la prospettiva corretta e penalizzando la fluidità dell’azione.
Il titolo prova di tanto in tanto a spezzare la linearità con sporadiche variazioni sul tema — come una breve sessione in barca o un minigioco in sala giochi —, che tuttavia non modificano l’impianto di un’esperienza in cui il gameplay, chiaramente, non vuole essere il protagonista.

Un comparto sonoro che sa di viaggio, silenzi e malinconia
Il profilo audio di Forever Ago poggia su fondamenta d’eccezione: la colonna sonora originale è infatti firmata da Clark Aboud (già acclamato per i lavori su Slay the Spire e Kind Words), il cui contributo veste l’intera avventura con una sensibilità acustica profondamente evocativa. Le tracce — guidate da melodie intime e riflessive come Leave Home Behind e Forever Yours — evitano accuratamente l’enfasi retorica o il baccano di fondo, preferendo camminare in punta di piedi accanto al giocatore.
La gestione dei flussi sonori sa quando farsi sentire e quando invece ritirarsi, lasciando ampio respiro ai silenzi della strada, al fruscio del vento e ai suoni ambientali che accompagnano il vecchio camper di Alfred. Questo tappeto sonoro così calibrato sposa alla perfezione la natura contemplativa dell’opera, trovando un solido alleato in un doppiaggio in lingua inglese misurato e credibile. Le voci dei protagonisti riescono a dare il giusto peso ai non-detti, valorizzando le sfumature emotive, i rimpianti e la complessità del legame tra Alfred e Audrey senza mai scadere nel sopra le righe.
Arrivati alla conclusione, il principale compromesso di Forever Ago diventa impossibile da ignorare: la componente narrativa funziona decisamente meglio di quella ludica. Il gioco offre esplorazione, raccolta di petali e documenti, fotografia, piccoli obiettivi, un minigioco e brevi variazioni sul tema, ma raramente queste meccaniche assumono una vera profondità. Non ci sono enigmi complessi né sistemi articolati da padroneggiare; il gameplay è soprattutto un veicolo per permetterci di accompagnare Alfred passo dopo passo lungo la sua strada.
Proprio per questo motivo, il confronto con un’opera come Mixtape (che abbiamo analizzato nella nostra recensione dedicata) evidenzia differenze importanti: sebbene condividano un’impostazione fortemente lineare ed evocativa, Forever Ago mostra il fianco a una regia e a una resa tecnica meno brillanti, oltre a una libertà d’azione e a un guizzo creativo complessivamente più ridotti.


Tuttavia, minore libertà non significa minore spessore. Se ci si accosta al titolo di Third Shift accettandone la natura di pure e semplici pagine di un diario interattivo, la sua semplicità risulta del tutto digeribile e funzionale al tono contemplativo. Se invece si cercano bivi, puzzle strutturati o conseguenze tangibili, i limiti strutturali affiorano con più forza.
Anche la fotografia, che avrebbe dovuto ergersi a fulcro dell’esperienza, lascia l’amaro in bocca per le occasioni mancate: con obiettivi più elaborati, una maggiore libertà di inquadratura o piccoli rompicapo visivi legati agli scatti, avrebbe potuto ambire a ben altra centralità. Restano ottime intuizioni che, pur rimanendo confinate a un livello piuttosto superficiale, sanno comunque lasciare il segno in un viaggio che affida tutto alla forza della sua malinconia.

Durata e rigiocabilità
Forever Ago si sviluppa nell’arco di circa cinque o sei ore, un minutaggio che considero ideale per un’esperienza di questo tipo: il viaggio di Alfred è un racconto concentrato che arriva dritto al punto, senza allungare il brodo o diluire la propria forza emotiva.

Il discorso cambia leggermente se si guarda al prezzo di lancio, soprattutto considerando che la rigiocabilità è ridotta al minimo. La natura profondamente lineare della storia e l’assenza di bivi o scelte capaci di mutare gli eventi fanno sì che, una volta calato il sipario, le motivazioni per ricominciare l’avventura da capo siano davvero poche. Fortunatamente, la presenza di un pratico sistema di selezione dei capitoli tampona il problema, permettendo a chi punta al completismo di tornare sui propri passi e recuperare fotografie o petali mancanti senza dover ripercorrere l’intera strada.

Un viaggio che parla di perdita, ma soprattutto di vita
Al netto dei suoi limiti, ciò che rimane maggiormente di Forever Ago dopo i titoli di coda è la forza del suo messaggio. Il gioco parla di perdita, memoria e dolore, ma soprattutto affronta la difficoltà di continuare a camminare quando una parte fondamentale della propria esistenza è ormai confinata nel passato. E lo fa rifuggendo le banalità: andare avanti non equivale a dimenticare o a voltare pagina in fretta.
Al contrario.

Uno dei meriti più grandi dell’opera è l’idea che i ricordi, le esperienze e le persone amate non debbano essere cancellate, ma custodite come parte integrante di ciò che siamo.
Il viaggio di Alfred non è mai un semplice spostamento geografico, quanto un pellegrinaggio interiore necessario per fare i conti con ciò che è stato e trovare la forza di guardare a ciò che sarà.

In questo percorso, il ritratto della vita di coppia trova una splendida e amara naturalezza: Forever Ago ci ricorda che condividere un’esistenza non significa solo resistere insieme al peso della routine, ma continuare a cercarsi e a creare frammenti di bellezza da salvare dall’oblio. Ed è proprio qui che la macchina fotografica di Alfred svela il suo senso più profondo: dietro ogni scatto non c’è solo un paesaggio o un ricordo da collezionare, ma il tentativo disperato e bellissimo di trattenere i pezzi di se stessi.

Conclusioni
Forever Ago è un’avventura semplice, lineare e profondamente intima. Sotto il profilo ludico il titolo di Third Shift mostra il fianco a qualche limite di troppo, eppure, quando si accettano le regole di questo viaggio, l’opera sa esattamente quale strada percorrere.
Un racconto giocabile che affida la sua forza a un’atmosfera malinconica, a una colonna sonora delicata e a una narrazione che sa come lasciare il segno.
Perché ciò che resta dopo i titoli di coda è la delicatezza di un messaggio universale… andare avanti non significa dimenticare, ma imparare a custodire i frammenti di ciò che siamo stati, trovando il coraggio — e la bellezza — di rimettersi in cammino.
Un viaggio malinconico
✓ PRO
- Atmosfera malinconica e incredibilmente evocativa
- Temi maturi e credibili sul lutto, la memoria e la vita di coppia
- Colonna sonora eccellente firmata da Clark Aboud
✗ CONTRO
- Gameplay estremamente semplice e con poche variazioni
- Sistema di controllo della fotocamera un po’ macchinoso
- Rigiocabilità minima legata soprattutto ai collezionabili
About The Author
orever Ago
Analizziamo il gameplay di Forever Ago: un'avventura narrativa ed emozionale tra esplorazione contemplativa, fotografia e la elaborazione del lutto.
Brand di prodotto: Annapurna Interactive
Valuta del prodotto: EUR
Prezzo valido fino a: 2026-10-31
Prodotto in magazzino: InStock
3.5




Interessante 🔥🔥
Molto carino !!