Premessa importante: data la durata estremamente esigua del titolo, è quasi impossibile parlarne senza fare spoiler. Il consiglio è di investire questi 10 minuti di gioco gratuito prima di leggere oltre, poiché l’analisi che segue potrebbe alterare notevolmente l’efficacia dell’esperienza.
vi lascio qui il mio gameplay:
Un inganno visivo ed emotivo
In The Rural Village of Nagoro compie un viaggio narrativo tanto breve quanto strutturalmente inverso rispetto a molte avventure grafiche. Lo stile grafico minimale e apparentemente ingenuo permette a Sohun Studio di mettere in scena un innocuo ma efficace inganno.
All’inizio, sfruttiamo il viaggio verso la scuola di una bambina per dipingere nella nostra mente un’immagine idealizzata, allegra e viva della realtà rurale giapponese. È però durante il viaggio di ritorno della donna che iniziano a emergere le dissonanze: quel tragitto, ora mutato, sembra quasi portare un giudizio silenzioso nei confronti delle connessioni sociali moderne, così distanti da quelle vis-à-vis del passato.

Il potere del “non detto”
La rivelazione finale del gioco funziona proprio perché, nonostante i pochissimi minuti a disposizione, il titolo non satura l’esperienza, ma lascia ampio spazio al giocatore per creare una sua narrazione personale a sostegno di ciò che vede sullo schermo.
Gli sviluppatori dimostrano di conoscere bene la psicologia di chi gioca, sfruttando il nostro particolare amore per le storie e la nostra innata tendenza a “riempire i buchi” che incontriamo lungo il percorso. È proprio questa complicità tra autore e spettatore a creare i presupposti affinché il finale colpisca duro e funzioni a dovere.

Tra fascino documentaristico e limiti di sostanza
Il valore più grande del titolo risiede nella sua capacità di farsi veicolo culturale: il videogioco diventa un modo per conoscere una porzione di mondo realmente esistente, toccandone con mano la storia. Riesce nell’impresa (ormai quasi anacronistica) di farti imbattere in un luogo senza avere la minima idea di cosa ti circondi, per poi farti scoprire solo in un secondo momento il vero volto di ciò che hai osservato.
Tuttavia, guardando il prodotto con occhio strettamente critico, emergono i limiti della sua natura:
- Visivamente e concettualmente il gioco ha un’identità fortissima, ma manca di una vera controparte interattiva.
- Trattandosi di un walking simulator estremamente guidato, il gioco finisce spesso per raccontare la trama a schermo tramite testi, invece di mostrarla attivamente attraverso il gameplay o le azioni del giocatore.
Verdetto
Voto: 6/10 – In The Rural Village of Nagoro è un’affascinante vignetta interattiva, un frammento di delicata malinconia che funziona perfettamente come introduzione a un tema profondo e doloroso come lo spopolamento rurale. Nonostante un gameplay ridotto all’osso e una narrazione forse fin troppo didascalica, resta un esperimento consigliato. Siate pronti, però, a fare qualche ricerca personale una volta spento il monitor, se cercate un approfondimento con una reale sostanza documentaristica.


