Pensavo che un titolo dall’estetica così dolce e fiabesca come Castle Away sarebbe stata la mia “pausa relax” per una giornata pesante a lavoro.
Mi sbagliavo di grosso. L’opera di René Slump, Sim Kaart e Matthijs Koster, pubblicata da Renegade Games, è un gioiello di design che nasconde, sotto un mantello di colori pastello, una sfida strategica che mi ha messo duramente alla prova.
Una fortezza contro l’abisso
La superficie del regno è stata maledetta dai demoni, e l’unico modo per sopravvivere è sollevare letteralmente un pezzo di terra grazie a una corona magica. Ci ritroviamo così a gestire una fortezza volante, un avamposto sospeso che dobbiamo espandere e difendere mentre viaggiamo attraverso cinque regni distinti per trovare gli Antichi Sigilli e purificare il mondo.
Visivamente, il gioco è una delizia.
Lo stile “hand-drawn” di Sim Kaart trasforma ogni schermata in un’illustrazione vibrante, rendendo l’esplorazione tra villaggi, sciamani e città abbandonate un piacere costante per gli occhi.
Gameplay: L’incastro perfetto (che non ho quasi mai trovato)
Il cuore dell’esperienza è la gestione di una griglia 3×3 (che si espande col tempo) su cui dobbiamo posizionare le nostre strutture. Esistono oltre 50 edifici diversi, ognuno con tre livelli di potenziamento, ma la vera sfida risiede nelle sinergie di adiacenza.
Qui arriva la mia confessione: nonostante svariati tentativi, sono stata abbastanza scarsa. Il gioco richiede una pianificazione millimetrica. Mettere un Monumento vicino agli Arcieri per aumentarne il danno, o incatenare le Mura per moltiplicare la difesa, sembra facile sulla carta, ma quando i demoni iniziano a premere e le risorse scarseggiano, far quadrare tutto è un’impresa. Raramente sono riuscita a creare una “Bulwark Build” (difesa totale) o una “Damage Build” (pieno di lanciafiamme e baliste) davvero efficace. Spesso mi sono ritrovata con una torre sbilanciata che crollava miseramente sotto i colpi di uno dei 5 imponenti Boss Demoniaci.

Non lasciatevi ingannare dall’interfaccia pulita e dal supporto all’italiano che rende tutto molto accessibile: Castle Away è un roguelite tattico che non fa sconti. La progressione è scandita dalla comparsa di 20 tipi di mostri diversi, e ogni errore nel posizionamento di uno Stendardo o di un Arpione si paga caro nelle fasi avanzate.
Eppure, nonostante la mia palese difficoltà nel gestire le sinergie più complesse e i miei frequenti fallimenti nei round più avanzati, ho apprezzato ogni singolo minuto. C’è qualcosa di magico nel vedere la propria piccola zolla di terra trasformarsi in una cittadella fortificata, anche se sai che quel Gigante in arrivo probabilmente la ridurrà in macerie in pochi secondi.

Conclusione: Un puzzle architettonico per menti brillanti
Castle Away è una perla rara. Riesce a fondere il genere degli auto-battler con la costruzione di basi in modo fluido e originale. Sebbene io abbia faticato enormemente a padroneggiare le sue dinamiche più profonde — finendo spesso per soccombere prima di raggiungere i sigilli finali — non posso che lodare l’incredibile lavoro di bilanciamento e l’atmosfera creata dal team.
È un gioco che premia la pazienza e l’occhio clinico per i dettagli. Se cercate una sfida strategica solida, confezionata con una cura estetica d’altri tempi, preparate la corona: il vostro castello vi aspetta. Ma siate avvisati: costruire castelli in aria è un lavoro sporco, e qualcuno deve pur farlo (sperando che voi siate più bravi di me!).

PRO
- Stile artistico: Incantevole e ispirato, un vero libro di fiabe interattivo.
- Profondità tattica: Il sistema delle sinergie offre possibilità strategiche infinite.
- Supporto Italiano: Interfaccia e testi localizzati con cura.
CONTRO
- Curva di difficoltà: Può risultare frustrante per chi non è abituato a pianificare ogni mossa.
- Gestione degli spazi: La griglia limitata non perdona il minimo errore di posizionamento.
VOTO FINALE: 8 / 10 – Castle Away trasforma la difesa della torre in un puzzle architettonico. Una fiaba tattica dove ogni stanza aggiunta può essere la vostra salvezza o il motivo del vostro crollo. Difficile, ma impossibile da non amare.