PLAGUN: The Plague Goes On – Un Inferno che Non Smette mai di Marcire

Salve Volpacchiotti! Oggi vi porto una nuova gemma del panorama indie che non potete assolutamente lasciarvi sfuggire: PLAGUN: The Plague Goes On!

Sviluppato e pubblicato da Talkin GunsPLAGUN: The Plague Goes On è un roguelike bullet-hell in pixel art ambientato in un mondo post-apocalittico segnato da una cura fallita per la morte. Attualmente disponibile su PC (Steam) e Android (Google Play) — con una demo gratuita scaricabile su Steam — il titolo combina ritmo frenetico, atmosfera decadente e un’estetica disturbante per offrire un viaggio intenso tra morte e rinascita.

Con il suo stile visivo minimale ma incisivo e una struttura roguelike capace di trasformare ogni sconfitta in crescita, Plagun si afferma come uno degli indie più promettenti del genere, fondendo la follia frenetica di Enter the Gungeon con la simbologia oscura e inquietante di Blasphemous.

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Vi aspetto numerosi!

E ora, entriamo nel cuore della recensione:

Gameplay: Caos, Ritmo e Sopravvivenza

Il cuore di PLAGUN – The Plague Goes On è un concentrato di caos controllato.
L’azione è frenetica, iper-reattiva e incredibilmente adrenalinica: appena inizi una run, vieni letteralmente travolto da un’ondata di nemici mutanti che non smettono mai di rigenerarsi. Il personaggio spara automaticamente — come in altri auto-shooter roguelike — ma qui non basta muoversi: bisogna gestire il posizionamento, il tempismo dei dash e l’utilizzo degli spazi per sopravvivere. Ogni arena è piena di trappole, angoli ciechi e pericoli ambientali, e restare fermi più di un secondo significa morte certa.

Il gameplay alterna momenti di puro bullet-hell, con decine di proiettili sullo schermo, a fasi di movimento tattico dove la priorità diventa scegliere dove e come affrontare l’ondata successiva.
In certi momenti il livello di confusione è altissimo — non è raro perdere di vista il proprio personaggio per un secondo — ma il ritmo frenetico e la pulizia visiva dei pattern nemici rendono l’esperienza caotica ma leggibile, una danza di proiettili e mutazioni che tiene sempre in tensione.

La difficoltà cresce progressivamente: ogni stage aumenta la varietà e la resistenza dei nemici, aggiunge nuovi tipi di attacco e, a volte, eventi ambientali (come il carro che attraversa i Bassifondi o i laser nel Laboratorio). Tuttavia, la curva non è mai ingiusta. Si muore spesso, sì, ma ogni morte serve a qualcosa.
Ogni cadavere raccolto viene conservato alla Pila (The Pile) e usato come valuta per acquistare potenziamenti permanenti, armi o perk: un sistema che trasforma la sconfitta in progresso.

Con il tempo, impari a dominare il ritmo e a costruire build sempre più efficaci. Le maschere sbloccabili modificano radicalmente lo stile di gioco: alcune migliorano la rigenerazione, altre aumentano la velocità o i danni, ma spesso introducono anche malus che costringono ad adattarsi. Le armi, invece, spaziano dal semplice revolver a strumenti ibridi e sperimentali — pistole organiche, fucili a scarica virale, lame biomeccaniche — ognuna con pattern e tempi d’attacco unici. Alcune armi richiedono pratica per essere padroneggiate, ma il senso di soddisfazione nel “domarle” è enorme.

Tra una run e l’altra, si può interagire con vari NPC che popolano la base:

  • Il Dottore (The Doctor), che analizza le mutazioni e aiuta a sbloccare perk passivi;
  • La Massa (The Mass), che offre upgrade più corposi a costo di “corpi” raccolti;
  • e altre figure enigmatiche che, con frasi criptiche, danno accesso a nuove armi e modificatori.

Questo loop di azione, morte, rinascita e potenziamento è il vero motore del gioco. PLAGUN non punta solo sulla sopravvivenza momentanea, ma sulla sensazione costante di miglioramento: più impari, più diventi letale, e ogni run diventa un esperimento su come spingerti un po’ più avanti nel ciclo della peste.

Recensione e guida al vero finale di PLAGUN: The Plague Goes On. Come sbloccare il vaccino, battere il re corrotto e completare il ciclo della peste.

Dalle Fondamenta (The Foundation) e la Pila (The Pile)

Ogni run comincia alle Fondamenta (The Foundation), il punto di partenza di un viaggio che sa di resurrezione e condanna. Qui il protagonista — un tempo un medico, ora una creatura mascherata e corrotta dalla peste — si prepara a discendere nel cuore della decomposizione. Dopo pochi istanti approda alla Pila (The Pile), un immenso ammasso di cadaveri che pulsa di vita marcia: è da qui che tutto ricomincia, ancora e ancora.

Alla Pila ci accoglie Il Becchino (The Gravedigger), colui che ci ha trovato sulla spiaggia: un corpo esanime riportato a un’esistenza incerta. È stato lui a porci sul volto la prima maschera, il Teschio del Corvo (Raven Skull), e da allora trascorre il tempo intagliando nuovi volti per chi, come noi, ha dimenticato il proprio. Le sue parole sono ambigue, sospese tra pietà e follia, come se conoscesse un destino che non osa rivelare.

Tra i cadaveri e la cenere compare anche Il Corvo (The Crowe), una presenza enigmatica che parla di altri sopravvissuti — o forse solo di altri condannati — che prima di noi hanno tentato di “nutrire la Pila”. Le sue frasi criptiche aggiungono mistero a un mondo che sembra muoversi in cerchi: un eterno ciclo di morte, rinascita e corruzione, dove ogni ritorno è solo un passo più profondo verso la fine.

È un mondo fatto di morte, rinascita e cicli infiniti.

PLAGUN: The Plague Goes On — spiegazione del finale segreto, strategie, maschere consigliate e boss fight finali. Recensione + guida completa.

Maschere, Armi e Scelte

Prima di ogni run si sceglie una maschera e un’arma di partenza: due decisioni che determinano il modo in cui affronteremo la peste. Le maschere non sono solo oggetti estetici, ma vere e proprie mutazioni: ognuna altera statistiche, abilità passive e perfino il ritmo del combattimento. All’inizio, il revolver resta la scelta più bilanciata — semplice, immediato, affidabile — ma col tempo si sbloccano armi sempre più bizzarre e potenti: revolver organici, lame biomeccaniche, strumenti di contagio difficili da padroneggiare ma capaci di stravolgere una run.

Le maschere sbloccabili aggiungono profondità e varietà al sistema di gioco, incoraggiando la sperimentazione di build differenti e la ricerca di sinergie tra poteri e armi. Ogni tentativo è un esperimento, e ogni fallimento serve a capire meglio come piegare la peste a proprio vantaggio.

Durante le partite si incontrano anche figure enigmatiche come La Fauce (The Arsenal Maw) e Il Tessitore (The Weaver) — entità deformi che parlano per enigmi e propongono scambi, potenziamenti o maledizioni. Le loro offerte sono tentazioni che possono rivelarsi benedizioni o condanne, e spesso la linea che separa l’una dall’altra è sottile. In PLAGUN, anche una singola scelta può cambiare il destino di una run… o decretarne la fine.

Struttura e Stage

PLAGUN – The Plague Goes On si articola in cinque stage principali, ognuno con una propria identità visiva, un’atmosfera distinta e un boss finale che incarna un frammento del contagio. La progressione è ciclica: ogni vittoria è solo un nuovo inizio, ogni sconfitta un ritorno alla Pila.

Stage 1 – La Costa (The Coast)

  • Palette: rosso sangue su sfondo nero
  • Mappe: Red Beach, Broken Bridge, Desolate Cliff
  • Boss: Lamento o Annegata

Qui la peste respira per la prima volta. Scogliere annerite, sabbia intrisa di carne e mare che ribolle di vita morta. Dopo tre ondate di nemici, il giocatore affronta Lamento o Annegata: due presenze spettrali nate dalla disperazione del mare stesso, preludio perfetto alla discesa nella corruzione.

Stage 2 – Il Cimitero (The Graveyard)

  • Palette: verde zombie e fucsia neon
  • Mappe: Altar, Gates
  • Boss: Carcassa, Fatica e Affanno (insieme)

Un luogo di culto profanato, dove la terra rigetta i propri morti. Le tombe si aprono e la peste danza tra le lapidi. Lo scontro con Carcassa, Fatica e Affanno è una prova di resistenza e controllo: tre entità che incarnano il peso della decomposizione e la lentezza del decadimento.

Stage 3 – I Bassifondi (The Slums)

  • Palette: verde acido e fucsia neon
  • Mappe: Dark Alleys, The Manor
  • Boss: Ingordo o Folla

Un dedalo di vicoli marci e strutture abbandonate, dove la peste si è fatta carne urbana. Un carro attraversa casualmente l’arena, travolgendo tutto ciò che incontra e aggiungendo ulteriore caos alle battaglie. Il boss può essere Ingordo o Folla: due manifestazioni opposte dello stesso vizio — l’uno individuale, l’altra collettiva.

Stage 4 – Il Laboratorio (The Lab)

  • Palette: giallo su blu scuro/nero
  • Mappe: Security Section, Scrap Section
  • Boss: Nucleo o Rimpianto

Qui la scienza e la follia si fondono. È il luogo dove la cura è diventata infezione, dove la luce artificiale illumina esperimenti condannati. Durante i combattimenti bisogna evitare i laser che tagliano l’arena, mentre Nucleo e Rimpianto mettono alla prova i riflessi e la capacità di adattamento del giocatore.

Stage 5 – Il Castello (The Castle)

  • Palette: fucsia su nero e grigio
  • Mappa: The Origin
  • Boss: Il Re (The King) / Il Re Corrotto (Corrupted King)

La fine e l’inizio coincidono tra le mura del Castello, dove tutto ha avuto origine. Lo scontro con Il Re è imponente e tragico, un duello che rappresenta la sintesi del contagio. Nella seconda fase, la trasformazione nel Re Corrotto segna l’apice del ciclo: un combattimento spettacolare e brutale, che conclude la run solo per farla ricominciare da capo.

Sconfitto il Re, il mondo non guarisce: il ciclo si chiude solo per ricominciare. Ogni ritorno alle Fondamenta è un nuovo tentativo di sfuggire a un destino inevitabile.

La peste non muore. Si rigenera. Sempre.

Guida al Vero Finale di PLAGUN: The Plague Goes On

Dopo aver sconfitto per la prima volta The King, il gioco non è davvero finito: ciò che hai visto è solo il finale base. Per sbloccare il vero finale, dovrai ripetere il ciclo con un obiettivo preciso. Ecco la guida passo per passo per ottenere il finale segreto.

1. Sconfiggi di nuovo The King

Avvia una nuova run completa e affronta di nuovo The King.
Consiglio degli sviluppatori: indossa la Maschera Medusa (Jellyfish Mask). Questo oggetto offre bonus essenziali nella seconda fase dello scontro.

2. Ottieni la Fiala di Sangue

Dopo la seconda vittoria contro il Re, riceverai un oggetto speciale: una Fiala contenente il suo sangue.
Conservala con cura: ti servirà per attivare l’evento che conduce al vero finale.

3. Riporta la Fiala al Dottore

Ritorna a The Pile e parla con The Doctor. Consegnagli la fiala: verrà utilizzata per creare un vaccino contro la Peste.
Questo è il momento chiave della storia, che apre l’accesso all’ultimo ciclo narrativo.

4. Ripeti tutti gli Stage

Affronta nuovamente tutti i livelli:

  • La Costa
  • Il Cimitero
  • I Bassifondi
  • Il Laboratorio
  • Il Castello

Ma attenzione: questa volta noterai che tutto è cambiato. Gli ambienti e i nemici presenteranno dettagli differenti, suggerendo che ti stai avvicinando alla verità.

5. Il Combattimento Finale

Nell’ultima fase del ciclo ti attenderà un nuovo, inaspettato combattimento finale.
Non faremo spoiler, ma questo scontro cambia completamente il significato del gioco e offre la chiusura definitiva alla trama.

Se proprio volete lo Spoiler (cliccate qui)

Alla fine affronterete “Martire” il dottore, e “La Peste” (The PLague), facendo morire tutti e debellando il mondo dalla pestilenza.

Buona fortuna… e buona decomposizione!

Scopri come ottenere il vero finale di PLAGUN: maschere, boss, lore e passaggi chiave. Recensione approfondita e guida passo passo.

Progressione e Motivazione

In PLAGUN – The Plague Goes On, ogni morte ha valore. I corpi raccolti durante le run tornano alla Pila (The Pile), dove diventano la valuta necessaria per sbloccare potenziamenti permanenti, nuove armi e perk grazie agli NPC che popolano questo limbo di carne e ossa. È un sistema di progressione semplice ma estremamente efficace: ogni sconfitta diventa un passo avanti, ogni fallimento una risorsa. Anche quando si cade, si percepisce di aver guadagnato qualcosa — una nuova abilità, una maschera, una comprensione più profonda del ritmo e della peste. È questa sensazione costante di crescita attraverso la rovina che rende PLAGUN così coinvolgente: morire non è mai perdere, ma parte del processo per diventare qualcosa di peggiore — o forse di più forte.

Atmosfera e Stile

L’identità visiva di PLAGUN è inconfondibile. La pixel art minimale, quasi grezza, è animata da un gusto estetico preciso e disturbante. Le palette ridotte — rosso sangue, verde peste, fucsia neon — creano contrasti violenti e magnetici, trasformando ogni stage in un incubo pulsante di colore e decomposizione.
L’atmosfera è densa di simbolismo medico e body horror, un mondo in cui la scienza ha oltrepassato il limite e la cura per la morte è diventata condanna eterna. Maschere, organi e metallo si fondono in un’estetica che ricorda un incrocio tra incubo anatomico e culto della sopravvivenza.

La colonna sonora elettronica, ossessiva e dissonante, accompagna perfettamente l’azione. Ogni battito sintetico amplifica la tensione, rendendo ogni ondata un crescendo di ansia e catarsi. È un suono che non lascia tregua, proprio come la peste che permea il mondo di gioco.

Guida al vero finale di PLAGUN: The Plague Goes On. Come ottenere il sangue del Re, creare il vaccino e sbloccare lo scontro finale.

Pro e Contro

Pro

  • Gameplay frenetico, intenso e sempre appagante
  • Sistema di progressione semplice ma ben bilanciato
  • Atmosfera fortissima: pixel art, palette e colonna sonora perfettamente coerenti
  • Maschere e armi che offrono build sempre nuove e interessanti
  • Buon equilibrio tra sfida e ricompensa, con un loop che spinge a “un’altra run”

Contro

  • In alcuni momenti il caos visivo può risultare eccessivo
  • Alcune armi meno bilanciate e più difficili da padroneggiare
  • Mancano ancora contenuti narrativi più approfonditi (comprensibile in Early Access)
  • Ripetitività che può emergere dopo molte ore di gioco

https://www.youtube.com/watch?v=-tGnXWpp4lI

Conclusione

Plagun non è solo uno shooter: è un ciclo di decomposizione e rinascita, una danza tra caos e controllo. Ogni run è una confessione, ogni morte una purificazione. Si entra per curiosità, si resta per la sfida, ma si ritorna per far parte di un mondo che continua a marcire — e a vivere.

La peste non muore. Ritorna. Sempre.

“Join the plague. Wear the mask. Survive.”

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10 commenti su “PLAGUN: The Plague Goes On – Un Inferno che Non Smette mai di Marcire”

  1. Gioco particolare ma allo stesso tempo interessante. Provato e devo dire che mi ha un po’ convinto sul prenderlo completo, ma prima di ciò preferirei continuare ad analizzarlo e magari vederlo senza troppi spoiler almeno una volta che uscirà completo per darmi una convinzione in più nel comprarlo. Come voto personale gli darei un 7 secco

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