Ho avuto il piacere di giocare As Long As You’re Here in diretta su Twitch l’altra sera, e mi sono emozionata tantissimo: è una di quelle esperienze che ti prende alla gola, lentamente, mentre ti fa vivere dall’interno la frattura della memoria e l’intimità del quotidiano che si sfalda. Non è un titolo pensato per “vincere”, ma per ascoltare e sentire: un racconto interattivo che mette al centro lo sguardo di una donna con l’Alzheimer, con una delicatezza rara nel panorama videoludico.
trovate qui il mio gameplay completo in live:
Trama
Vesti i panni di Annie, un’anziana donna alle prese con l’Alzheimer, e attraversi il suo quotidiano mentre la realtà si sfilaccia: una casa che dovrebbe essere rifugio diventa un labirinto di ricordi che emergono a ondate, con stanze che cambiano stagione all’improvviso e oggetti che compaiono dove non dovrebbero, segnando crepe sottili tra presente e passato. Le conversazioni con i figli rivelano tensioni e decisioni difficili su come assisterla, mentre l’assenza mai risolta del fratello Christoffer affiora in frammenti visivi e sonori che piegano la percezione, suggerendo un lutto che continua a ridefinire l’identità di Annie.
Il cuore dell’esperienza è ricomporre i legami familiari: attraverso fotografie, lettere e oggetti personali, costruisci un albero genealogico che dà forma a una memoria condivisa, quasi a “ricordare per lei” mentre Annie dimentica, ribaltando il ruolo del giocatore da protagonista a custode del ricordo. Ogni scena funziona come una vignetta intima: il gesto di innaffiare una pianta, lo sguardo oltre una finestra, una visita inattesa che confonde i tempi della vita, sostenuti da un design sonoro delicato che guida senza invadere, fino a una consapevolezza più profonda di ciò che si perde e di ciò che resta.
Ne emerge un dramma familiare raccontato in prima persona che non cerca il colpo di scena, ma la verità emotiva: l’isolamento, la vulnerabilità e l’amore ostinato che unisce chi cura e chi è curato, resi attraverso micro-momenti che costruiscono un senso di presenza più che di progresso ludico.

Gameplay
As Long As You’re Here è un’esperienza narrativa in prima persona focalizzata su esplorazione ambientale, interazioni contestuali e micro‑scelte di osservazione che sbloccano ricordi e dialoghi, senza combattimenti né enigmi tradizionali ad alta difficoltà. L’avanzamento avviene esplorando la casa e gli spazi transitori di Annie per attivare “vignette” di memoria: fotografare con lo sguardo un oggetto, leggere una lettera o soffermarsi su un dettaglio sonoro innesca scene che fondono presente e passato.
La durata è contenuta (circa un’oretta e mezza, se vi prenderete i vostri tempi per leggere e approfondire) ed è pensata per una singola sessione, con ritmo lento e guidato dal design sonoro; il gioco privilegia l’attenzione ai particolari rispetto alla risoluzione di obiettivi ludici classici.
Le meccaniche principali includono:
- Esplorazione guidata dallo spazio domestico: porte che si aprono su ricordi, corridoi che cambiano disposizione e stanze che mutano stagione per visualizzare l’instabilità della memoria
- Interazione con oggetti‑ricordo: lettere, foto, suppellettili e piccoli rituali domestici che sbloccano monologhi interni o brevi dialoghi, costruendo un filo emotivo coerente.
- Audio e musica come bussola: il sound design suggerisce la direzione e l’importanza dei punti d’interesse, con la colonna sonora che accompagna senza invadere l’esperienza.
Non ci sono fallimenti o schermate di “game over”: la sfida è interpretativa ed empatica, centrata nel ricomporre i legami familiari e dare un senso alla frammentazione del ricordo, più che nel superare ostacoli meccanici. Il tutto costruito per trasmettere la sensazione di chi vive la perdita della propria identità.

Progressione e motivazione
Non esiste progresso tradizionale: niente abilità da sbloccare, né livelli da superare. Ogni minuto trascorso accanto ad Annie è parte di un viaggio emotivo. La spinta è interiore — vuoi capire, vuoi sentire, vuoi conoscere. La progressione è psicologica, dall’insicurezza alla comprensione, dalla paura alla consapevolezza. È qui che risiede la forza di questa esperienza narrativa.
Atmosfera e stile
Il titolo di Autoscopia Interactive utilizza una grafica semplice ma evocativa: interni domestici familiari che diventano improvvisamente inquietanti, colori pastello che si incrinano in ombre e contrasti. Tutto riflette la mente frammentata della protagonista. La colonna sonora accompagna con discrezione, lasciando spazio al silenzio e all’introspezione. È un’esperienza malinconica e autentica, dove la cura per i dettagli e la sensibilità verso il tema dell’Alzheimer sono distintive.

Pro e Contro
Pro
- Una prospettiva rara nei videogiochi: la malattia di Alzheimer vissuta dall’interno.
- Narrazione emotiva e ambientazione evocativa.
- Esperienza breve ma intensa.
- Realizzazione artistica curata da uno studio giovane ma ambizioso.
Contro
- Non presenta l’italiano, nemmeno nei sottotitoli.
- Disponibilità limitata su PC, nessuna edizione console annunciata.
Giudizio Finale
As Long As You’re Here è un piccolo capolavoro di empatia interattiva. Voto: 7.5 / 10.
Non è un titolo perfetto, ma ciò che offre è raro: un racconto che persiste oltre la fine dei titoli di coda. Un videogioco che non si gioca solo con le mani, ma con il cuore.
Conclusione
In un mondo di sfide, livelli e obiettivi, As Long As You’re Here ricorda che anche un videogioco può essere memoria e cura.
Non vi salverà, ma vi inviterà a comprendere.
Mettetevi nei panni di Annie e vivete, per un istante, la fragilità del ricordo.



Mamma mia, vorrei dire che mi ha preso più questo che quell’altro (… And Roger). Questi giochi poi con la prima persona ti spezzano l’anima, veramente triste ma super godibile
Sembra molto interessante
Io avevo visto un film al cinema con Anthony Hopkins che più o meno raccontava una cosa simile, mi sembrava avesse vinto anche un premio Oscar proprio per questo film